Dante: mostra sulla sua Toscana inaugurata oggi, a 700 anni dalla morte, a Palazzo Sacrati Strozzi

La casa di Dante, nel cuore di Firenze

FIRENZE – Dante se ne andò esattamente 700 anni fa, ossia nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1321. E proprio oggi, nel settecentesimo anniversario dalla scomparsa, viene proposto il doppio volto della  suaToscana: quello immortalato dai Fratelli Alinari durante la loro storia che parte dal 1852, e quello fotografato dalla professionalità contemporanea di Massimo Sestini.

È su questo doppio registro il racconto per immagini della mostra «Viaggio nella regione del Poeta-La Toscana dantesca nelle fotografie degli Archivi Alinari e di Massimo Sestini», inaugurata appunto oggi, 13 settembre 2021, dal presidente della Regione Eugenio Giani nella sala Rossa di Palazzo Strozzi Sacrati. Dalla piccola montuosa Gorgona, ai bianchi marmi sopra Carrara, dalla torre medievale di San Miniato fino al Santuario della Verna. La mostra sarà visitabile gratuitamente (servono prenotazione e Green Pass) dal lunedì al venerdì e il sabato mattina. Andrà avanti fino a novembre 2021.

E ancora il Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano, le torri di San Gimignano, Siena, Arezzo, Pisa e la sua Firenze «tanti sono i luoghi legati direttamente alla figura di Dante Alighieri – ha detto Giani – o da lui citati nella Divina Commedia. Questa mostra, con fotografie di ieri e di oggi, ci porta in un meraviglioso viaggio dove i versi del Sommo Poeta riecheggiano non attraverso la lettura ma attraverso splendide immagini che generano pura emozione e che trasportano Dante ai giorni nostri, in luoghi dove è nato, ha vissuto, ha lottato, ha amato, ha scritto».

«Il viaggio ci porta in Toscana, in luoghi nominati da Dante – ha spiegato Massimo Sestini -. Sono luoghi dove ho sempre trovato un’atmosfera dantesca, si sentiva nell’aria che c’era qualcosa che portava al Sommo Poeta. Quello che è molto interessante – ha aggiunto il presidente Fondazione Alinari per la fotografia Giorgio Van Straten – è il ripercorrere insieme, con foto degli Archivi Alinari e scatti di Sestini, luoghi in cui la presenza umana è in grado di far capire anche il passaggio del tempo».

 

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Ernesto Giusti


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