Milano, Napoli e Bologna al centrosinistra. Ballottaggi a Roma, Torino e Trieste. Calabria al centrodestra, Ma Draghi è saldo

Da sinistra: Matteo Lepore, nuovo sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi vincitore a Bologna, Giuseppe Sala, confermato primo cittadino a Milanio
(Foto ANSA)

ROMA – Non è improbabile che il centrodestra, anche per divisioni interne mascherate solo da selfie e abbracci, abbia sbagliato i candidati. Sicuramente non ha scelto bene a Milano, Napoli e Bologna, dove il centrosinistra ha vinto al primo turno, ossia superando la soglia fatidica del 50%. A Milano Sala fa il bis, a Napoli risultato pieno per Manfredi, mentre a Bologna vola Lepore. Va detto che a Napoli e Bologna ha funzionato l’alleanza, del tutto inedita, fra Pd e M5S. Ma per i grillini è stata un’elezione-frana. Hanno retto alla meglio al Sud, ma sono franati al Nord. Conte dovrà riflettere prima delle prossime mosse.

CALABRIA – Il centrodestra mantiene la Calabria con la vittoria di Occhiuto, mentre Trieste e Torino vanno al ballottaggio con Roma: dove Enrico Michetti, candidato del centrodestra, è in leggero vantaggio sul candidato del centrosinistra, l’ex ministro dem Roberto Gualtieri. Con l’ex sindaca Virginia Raggi e l’ex ministro Carlo Calenda praticamente fuori dai giochi. Un risultato amministrativo, questo, che spingerà tutti i partiti a fare conti e riflessioni a livello nazionale. A partire dal crollo dell’affluenza che si attesta al 54,69%, segnando un record negativo: in pratica un elettore su due non si è recato alle urne con il risultato peggiore di sempre a Milano e Torino. A pagare la fuga dalle urne sembra il centrodestra, come ammette il leader della Lega Matteo Salvini. La maggior parte non ha votato. Lui fa autocritica, ma solo un accenno all’affaire Morisi che insieme all’inchiesta di Fanpage su Fdi a Milano ha segnato le battute finali di una campagna elettorale molto sotto tono e all’insegna del fair play tra i candidati. E’ proprio al Nord che il centrodestra dovrà interrogarsi: il Pd è primo partito a Milano, Torino, Trieste e Bologna mentre la Lega a Milano non arriva al 13 per cento ( alle Europee del 2019 era al 27). La competition Salvini-Meloni segnala un travaso di voti nel capoluogo lombardo in favore di Fdi, che ha un balzo anche rispetto alle comunali del 2016.

GRILLINI – «La partita è ancora aperta e la più importante è Roma», vede il bicchiere mezzo pieno Giorgia Meloni. Il voto, come detto, ha due facce per M5S: risultati di lista deludenti un pò dappertutto, la perdita di Torino e Roma, che segnarono nel 2016 l’exploit dei pentastellati e dove ora il Movimento potrebbe prendere meno di un terzo dei voti del 2016. Anche a Milano, città dove non ha mai sfondato, secondo i primi dati dello scrutinio il M5s è al 2,96%, contro il 10,4% del 2016. Ma le vittorie, a Bologna e Napoli indicano, secondo a Giuseppe Conte, delle tracce da seguire. Quali? Gli osservatori di politica nazionale indicano i grillini come possibili rimorchio del Pd. E affermano che i risultati del 2018 sono roba d’archivio. Infatti, per M5S si apre il grande tema delle scelte per il ballottaggio a Roma e Torino. Conte fa capire che la strada è un sola quando dichiara che la politica grillina non puo avere alcuna affinità con le forze di destra.

SIENA Ed è ovvia l’esultanza de Pd, nel quale Enrico Letta vince anche la partita diretta, conquistando il seggio di Siena per la Camera dei deputati, lasciato da Pier Carlo Padoan. «Si vince allargando la coalizione, andando oltre il Pd. Abbiamo dimostrato che la destra è battibile», gioisce il segretario dem che non perde occasione per attaccare Salvini. E agggiunge: «La destra vinceva quando aveva un federatore, Berlusconi. Senza Berlusconi non vince più».

GOVERNO – Ma su un punto sono d’accordo tutti: ossia avversari al voto ma alleati nell’anomala maggioranza che sostiene Mario Draghi. Il governo non si tocca e resterà al riparo dalle scosse telluriche di queste elezioni.. Per Letta la vittoria del Pd addirittura rafforza il governo, mentre Salvini avverte fuori e dentro il centrodestra: «Se qualcuno usa il voto per abbattere il governo di unità nazionale si sbaglia di grosso». Il presidente del consiglio, intanto, gioca in contropiede e prima che le analisi del voto abbiano ripercussioni sulla stabilità dei partiti accelera e porta domani in consiglio dei ministri la legge delega sulla riforma fiscale.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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