Inflazione risale: Associazioni consumatori chiedono intervento governo

La sede centrale dell’Istat iANSA/UFFICIO STAMPA ISTAT

ROMA – L’Istat ha rivisto al ribasso il tasso di inflazione, che secondo i dati definitivi di settembre è al +2,5%. Un andamento dettato dalla forte crescita dei costi dei beni energetici, ci ricorda l’Istituto di Statistica.

Per il Codacons si conferma la preannunciata stangata d’autunno. I numeri dell’Istat confermano in pieno l’allarme rincari lanciato dal Codacons e rappresentano una minaccia sul fronte dei consumi – ha spiegato il presidente Carlo Rienzi – L’inflazione al 2,5% produce un aggravio di spesa su base annua, considerata la totalità dei consumi di un nucleo, pari a +768 euro a famiglia, con un vero picco per i trasporti che registrano a settembre un aumento tendenziale del +7%: in pratica una famiglia con due figli solo per gli spostamenti deve mettere in conto una maggiore spesa pari a +378 euro annui. Una fiammata dei prezzi che rischia di frenare la crescita dei consumi e rallentare la ripresa economica del paese”. “E la stangata d’autunno, purtroppo, è destinata ad aggravarsi – ha aggiunto Rienzi – I rincari delle bollette luce e gas scattati ad ottobre e la corsa senza freni dei carburanti alla pompa avranno un impatto fortissimo sull’inflazione, con i prezzi al dettaglio che continueranno ad aumentare in numerosi comparti, compresi gli alimentari. Per tale motivo rivolgiamo un appello al Governo Draghi affinché, dopo le bollette dell’energia, intervenga anche sulla tassazione che vige su benzina e gasolio, tagliando Iva e accise allo scopo di contenere la crescita dei prezzi al dettaglio e salvaguardare le tasche delle famiglie.

All’appello si è aggiunta anche Federconsumatori che si è detta fortemente preoccupata in particolare per la crescita dei prezzi dei beni alimentari, che tocca quota +1%. Un versante, quello dei prodotti alimentari, che a nostro avviso deve essere monitorato attentamente, alla luce delle forti tensioni dei costi delle materie prime. Non vorremmo, infatti, che come successo in passato i rincari fossero appesantiti da ingiustificate ed ingiustificabili speculazioni. Inoltre per l’associazione non è più rinviabile un intervento a sostegno delle famiglie che preveda piani di rilancio dell’occupazione e una riforma generale della tassazione improntata all’equità, che preveda reali elementi di progressività e tassazioni su grandi patrimoni e transazioni finanziarie.

Una iattura – ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – L’impennata dei prezzi, anche se attenuata rispetto alla stima preliminare, è l’ultima cosa di cui avrebbe bisogno il Paese. La corsa al rialzo di luce, gas e carburanti sta avendo effetti nefasti, non solo perché incide direttamente sul reddito disponibile delle famiglie, ma perché l’inflazione riduce il potere d’acquisto delle famiglie e rallenta il rimbalzo atteso sui consumi, con conseguenze sul Pil, composto per il 60% dalla spesa delle famiglie residenti, precipitata nel 2020, in valori correnti, dell’11%. Senza contare il rischio di un cambio nella politica monetaria della Bce, laddove i rincari dovessero persistere. Per questo urge un intervento ulteriore del Governo sulla bolletta energetica e una riduzione delle accise sui carburanti, ha affermato il presidente dell’UNC.

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