Mattarella conclude il suo mandato nel segno dell’unità nazionale e della coesione. Ringraziamento a sanitari e istituzioni per lotta Covid

Il discorso di fine anno e di congedo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in tv a reti unificate, 31 dicembre 2021. ANSA/ FERMO IMMAGINE TV

ROMA – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, conclude il suomandato con un discorso nel quale elogia il comportamento delle istituzioni, dei sanitari, di una parte dei cittadini (solo quelli vaccinati) in questo periodo travagliato dalla pandemia, ma pronuncia parole di speranza e di fiducia per il futuro dell’Italia.

Care concittadine, cari concittadini, ho sempre vissuto questo tradizionale appuntamento di fine anno con molto coinvolgimento e anche con un po’ di emozione. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto l’ultimo messaggio di fine anno del suo settennato.

«Oggi questi sentimenti di coinvolgimento ed emozione – ha detto il capo dello Stato – sono accresciuti dal fatto che, tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente. La Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l’unità nazionale. Questo compito – che ho cercato di assolvere con impegno – è stato facilitato dalla coscienza del legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società; e che la nostra Costituzione disegna in modo così puntuale.

Questo legame va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini. Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore e che – esercitandoli pienamente fino all’ultimo giorno del suo mandato – deve trasmettere integri al suo successore”.

Bisogna ricordare, ha detto il capo dello Stato, i meriti di chi, fidandosi della scienza e delle istituzioni, ha adottato le precauzioni raccomandate e ha scelto di vaccinarsi: la quasi totalità degli italiani, che voglio, ancora una volta, ringraziare per la maturità e per il senso di responsabilità dimostrati. La ricerca e la scienza – ha sottolineato in un altro passaggio – ci hanno consegnato, molto prima di quanto si potesse sperare, questa opportunità. Sprecarla è anche un’offesa a chi non l’ha avuta e a chi non riesce oggi ad averla. I vaccini hanno salvato tante migliaia di vite, hanno ridotto di molto – ripeto – la pericolosità della malattia.

Anche nei momenti più bui – ha detto il capo dello Stato -non mi sono mai sentito solo e ho cercato di trasmettere un sentimento di fiducia e di gratitudine a chi era in prima linea. Ai sindaci e alle loro comunità. Ai presidenti di Regione, a quanti hanno incessantemente lavorato nei territori, accanto alle persone. Il volto reale di una Repubblica unita e solidale. È il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica.

LUTTI – Ma non poteva mancare il ricordo delle tante vittime della pandemia. «In questi giorni ho ripercorso nel pensiero quello che insieme abbiamo vissuto in questi ultimi due anni: il tempo della pandemia che ha sconvolto il mondo e le nostre vite. Ci stringiamo ancora una volta attorno alle famiglie delle tante vittime: il loro lutto e’ stato, ed e’, il lutto di tutta Italia.

ISTITUZIONI – «Anche in questa occasione, sento di dover esprimere riconoscenza per la leale collaborazione con le altre istituzioni della Repubblica. Innanzitutto con il Parlamento, che esprime la sovranita’ popolare. Nello stesso modo rivolgo un pensiero riconoscente ai Presidenti del Consiglio e ai Governi che si sono succeduti in questi anni. La governabilita’ che le istituzioni hanno contribuito a realizzare
ha permesso al Paese, soprattutto in alcuni passaggi particolarmente difficili e impegnativi, di evitare pericolosi salti nel buio.

SANITARI – Ovvio il ringraziamento per l’opera e il sacrificio continuo degli operatori sanitari: «Dobbiamo ricordare, come patrimonio
inestimabile di umanita’, l’abnegazione dei medici, dei sanitari, dei volontari. Di chi si e’ impegnato per contrastare il virus. Di chi ha continuato a svolgere i suoi compiti nonostante il pericolo».

GIOVANI . Non poteva mancare i consueto appello ai giovani, casvallo di battaglia di ogni Capo dello Stato fin dai tempi di Pertini: «Pensando al futuro della nostra società, mi torna alla mente lo sguardo di tanti giovani che ho incontrato in questi anni. Giovani che si impegnano nel volontariato, giovani che si distinguono negli studi, giovani che amano il proprio lavoro, giovani che – come è necessario – si impegnano
nella vita delle istituzioni, giovani che vogliono apprendere e conoscere, giovani che emergono nello sport, giovani che hanno
patito a causa di condizioni difficili e che risalgono la china imboccando una strada nuova. I giovani sono portatori della loro
originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani. Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società. Vorrei ricordare – sottolinea Mattarella – la commovente lettera del professor Pietro Carmina, vittima del recente, drammatico crollo di Ravanusa. Professore di filosofia e storia, andando in pensione due anni fa, aveva scritto ai suoi studenti: ‘Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro,
sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare’. Faccio mie – con rispetto – queste parole diesortazione così efficaci, che manifestano anche la dedizione dei
nostri docenti al loro compito educativo».

ITALIA SI RIALZA – La pandemia ha inferto ferite profonde e la crisi su scala globale ha causato poverta’, esclusioni e perdite di lavoro. Eppure  ci siamo rialzati. Grazie al comportamento responsabile degli italiani – anche se tra perduranti difficolta’ che richiedono di mantenere adeguati livelli di sicurezza – ci siamo avviati sulla strada della ripartenza; con politiche di sostegno a chi era stato colpito dalla frenata dell’economia e della societa’ e grazie al quadro di fiducia suscitato dai nuovi strumenti europei. Spesso le cronache si incentrano sui
punti di tensione e sulle fratture. Che esistono e non vanno nascoste. Ma soprattutto nei momenti di grave difficolta’ nazionale emerge l’attitudine del nostro popolo a preservare la coesione del Paese, a sentirsi partecipe del medesimo destino. Unita’ istituzionale e unita’ morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di cio’ su cui si fonda la Repubblica

«Siamo pronti ad accogliere il nuovo anno, ed e’ un momento di speranza. Guardiamo avanti, sapendo che il destino dell’Italia dipende anche da ciascuno di noi. Tante volte abbiamo parlato di una nuova stagione dei doveri. Tante volte abbiamo sottolineato che dalle difficolta’ si esce soltanto se ognuno accetta di fare fino in fondo la parte propria.

PAROE DI SPERANZA – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, conclude il messaggio di fine anno al termine del suo mandato con parole di speranza ed ottimismo. “Se guardo al cammino che abbiamo fatto insieme in questi sette anni nutro fiducia. L’Italia crescerà, afferma».
Parole che rimandano a quelle pronunciate da un suo predecessore, Oscar Luigi Scalfaro, che il 31 dicembre 1992, nel suo primo messaggio
di fine anno, sottolineò: L’Italia risorgerà” al termine di un anno drammatico segnato dagli attentati a Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino. E un altro predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della Festa del primo maggio del 2005, sottolineò: dobbiamo avere fiducia nel futuro del nostro Paese. L’Italia ce la farà.

 

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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