La pandemia sta minando la salute mentale dei giovani, lo proverebbe uno studio scientifico

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi (C)  e il ministro della Salute Roberto Speranza (D), ANSA/Roberto Monaldo – POOL

Uno degli aspetti sottovalutati da virologi che impazzano nei talk show, da stuoli di esperti e comitati che affiancano Speranza, e dallo stesso governo,  è quello delle conseguenze nefaste che questa interminabile pandemia ha avuto e può ancora avere sui nostri giovani. Rischiamo di compromettere il futuro di un’intera generazione, e non parlo dal punto di vista della salute fisica, per quello ci siamo attrezzati, ma dal punto di vista della salute mentale. Il mondo della scuola e parte degli psicologi hanno lanciato l’allarme. Già il lungo periodo di Dad ha privato i ragazzi del contatto con i compagni di scuola, con effetti negativi sulla psiche di molti, ma se adesso si tornasse nuovamente al lockdown e alla Dad la situazione peggiorerebbe ancor più.

Che il Covid-19 provochi notevoli conseguenze sulla salute mentale dei giovani è stato sostenuto da esperti, che hanno rilevato per di più che I cambiamenti negli stili di vita rimangono anche dopo la vaccinazione. Crollata l’attività fisica, cresce il tempo passato davanti a uno schermo e aumentano i sintomi depressivi.

Un nuovo studio appena uscito sulla rivista Scientific Reports, ha avuto il merito di analizzare l’andamento degli stili di vita e della salute mentale degli studenti universitari a un anno dall’inizio dell’epidemia Covid-19. Nonostante la disponibilità dei vaccini e la graduale riduzione delle restrizioni sociali, è stato osservato solo un leggero miglioramento della salute mentale rispetto al picco negativo registrato durante la prima ondata. Nella primavera del 2021 l’attività fisica era ancora molto inferiore rispetto a quella osservata tra simili coorti di studenti prima della pandemia (2019) e l’incidenza di sintomi depressivi in questa popolazione resta nettamente al di sopra dei livelli pre-pandemici.

In uno studio precedente, uscito a inizio anno su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), era stato documentato un drammatico declino nell’attività fisica, un aumento dei sintomi depressivi, una riduzione delle interazioni sociali e un aumento del tempo trascorso davanti allo schermo elettronico. In questo nuovo studio, è stata esaminata la persistenza dei cambiamenti negli stili di vita e nella salute mentale degli studenti universitari a un anno dall’inizio della pandemia.

Lo studio ha coinvolto cinque coorti di studenti all’università di Pittsburgh tra la primavera del 2019 e la primavera del 2021. L’età media nel campione è di 19 anni, con il 95 per cento della popolazione sotto i 23. Le prime due coorti di studenti sono state osservate nella primavera e nell’autunno del 2019, prima dell’inizio della pandemia. Mentre per la terza, entrata nello studio a inizio febbraio del 2020, si è rilevato in tempo reale l’impatto della pandemia e dei lockdown sugli stili di vita, l’attività fisica il sonno, e la salute mentale.

Sono stati poi seguiti altri due gruppi di studenti nell’autunno del 2020 e nella primavera del 2021. Nonostante il 95 per cento di loro ad aprile 2021 avesse già ricevuto almeno la prima dose del vaccino (e l’85 per cento entrambe le dosi) e nonostante le riaperture di università e attività commerciali, sia l’attività fisica che la salute mentale degli studenti del campione sono rimaste al di sotto dei livelli pre-pandemia, e la percentuale di studenti che hanno riportato sintomi di depressione clinica è rimasta molto al di sopra dei livelli pre-pandemici (+34 per cento).

Non ci risulta che in Italia sia stato approfondito questo tema, importantissimo, che riguarda le prospettive delle generazioni che si affacceranno al lavoro fra non molto (se lo troveranno) e che costituiranno la classe dirigente dei prossimi 30 anni. I pensieri di Draghi e compagni sono rivolti solo a sviluppare al  massimo le vaccinazioni, nonostante i risultati negativi della campagna intrapresa da tempo, e a riflettere sulla nomina del prossimo Presidente della Repubblica, che le sinistre vogliono mantenere favorevole ai loro voleri, come accaduto con gli ultimi due inquilini del Colle.

Gli interessi della politica restano prioritari ed essenziali, quelli dei giovani restano in secondo piano. Per loro, a giudicare dall’azione del governo, sembrerebbe prematuro qualsiasi altro intervento che non sia quello della vaccinazioni a oltranza, visto che anche il problema, grave, delle loro future pensioni, più volte sottolineato dai sindacati, può attendere di essere risolto, quando forse ormai sarà troppo tardi.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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