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Quirinale: Salvini fa il kingmaker, Renzi traccia identikit e preannuncia i tempi

Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Matteo Salvini calatosi nel ruolo di kingmaker del centrodestra ha chiamato i due alleati, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni per fissare una riunione oggi, sabato 22 gennaio e ha fatto  sapere di aver sentito anche i vertici degli altri partiti assicurando di lavorare ad una candidatura di alto profilo. Il summit di Lega, Fi e Fratelli d’Italia a cui prenderanno parte anche i piccoli è quanto attendeva il centrosinistra per avviare il rush finale delle trattative.

Un passaggio chiave, preceduto da una girandola di incontri, il primo fra tutti quello tra Enrico Letta e Matteo Renzi. E’ proprio il leader di Italia Viva che prova anche a definire un identikit del nuovo Capo dello Stato. «L’arrivo di Draghi al Quirinale, ci sta – dice Renzi – allora se lui va, a Palazzo Chigi probabilmente servirebbe non un politico ma una figura istituzionale che va bene a tutti. Nel corso del faccia a faccia con Letta, i due hanno concordato sulla necessità di un “patto di legislatura” e su un premier di garanzia. Un concetto che il segretario del Pd ribadisce anche ai rappresentanti dei partiti più piccoli, con l’obiettivo di creare la più ampia convergenza.

Tutti attendono le comunicazioni di Berlusconi, ma è difficile dire se dal summit possa uscire, nel caso di rinuncia di Berlusconi, un nome su cui convergere. Molto più probabile che si vagli una rosa di nomi. Di area centrodestra, come ad esempio Casini che viene menzionato in ogni colloquio. A tenere banco resta sempre l’ipotesi di convergere su Mario Draghi. E sullo sfondo il bis di Mattarella. Dopo la riunione dei leader di centrodestra, ripartirà un secondo giro di consultazioni, forse quelle vere, e tra gli incontri in programma si attende il faccia a faccia tra Matteo Salvini ed Enrico Letta. Occhi puntati anche sulla galassia Cinque Stelle.

Nel Movimento la contrapposizione tra i vertici ha ricadute nei gruppi parlamentari dove al momento non si riesce ad avere una linea unica tanto che Riccardo Fraccaro non esita a parlare di «clima estremamente preoccupante e velenoso intorno all’elezione del Presidente della Repubblica. Perciò – mette in chiaro l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio – vorrei sgombrare subito il campo da ogni dubbio dicendo che non voterò mai Mario Draghi». Un invito alla cautela arriva anche da Emma Bonino. «Non ci possiamo permettere una crisi di governo. Io francamente – sottolinea ancora – non vedo un’altra figura oltre Draghi, capace di tenere insieme questa maggioranza disordinata e sfilacciata».

A meno di sorprese poi, difficile che i partiti arrivino ad un nome condiviso da poter eleggere entro le prime tre votazioni. A dettare i tempi ci pensa Renzi: «Ci sono 3 o 4 ipotesi – dice l’ex premier – agli italiani dico: è complicato ma giovedì o venerdì avrete un presidente». Infine il leader di Iv lancia un appello al centrodestra: «faccia un nome che abbia il consenso del Parlamento. Il Presidente va eletto tutti insieme».

 

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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