Referendum: bocciato il quesito sulla cannabis. Ammessi 5 sulla giustizia

Il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale. L’ha detto in conferenza stampa il presidente, Giuliano Amato. Che ha fato il punto sui verdetti dopo due giorni di camera di consiglio: la Consulta ha bocciato dunque tre degli otto quesiti referendari presentati, e ne ha ritenuti ammissibili cinque. Tutti sul tema della giustizia. Per i quali gli elettori saranno chiamati a votare in primavera.

CONSULTA – In particolare, la Corte giudica ammissibili i referendum che riguardano l’abrogazione del decreto Severino in materia di incandidabilità, la limitazione del carcere preventivo, la separazione delle funzioni dei magistrati, la riforma del Csm e il voto nei Consigli giudiziari. Vengono bocciati i tre quesiti sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla cannabis e sull’eutansia. Proprio su quest’ultimo si è concentrata buona parte della conferenza stampa del presidente Giuliano Amato: “Leggere che chi ha deciso non sa cosa sia la sofferenza, mi ha ferito. Ha ferito tutti noi”.

EUTANASIA – Il presidente della Consulta è netto: “L’uso della parola eutanasia ha portato a questo. Perché quello è un quesito sull’omicidio del consenziente, e così com’è apre all’immunità penale per chiunque uccida qualcun altro con il consenso di quel qualcun altro, che sia malato oppure no. Occorre dimensionare il tema dell’eutanasia a coloro ai quali si applica, a coloro che soffrono. E questo noi, sulla base del quesito referendario, non lo potevamo fare, ma, con altri strumenti, se ne può occupare il Parlamento”. Mentre il referendum sulla cannabis, “avrebbe violato accordi internazionali perché comprendeva sostanze stupefacenti, come papavero e coca, cosiddette droghe pesanti”.

QUESITI AMMESSI – L’ammissibilità arriva invece su cinque dei sei quesiti presentati, sul tema giustizia, da Lega e Radicali, per i quali si voterà in una data tra aprile e giugno. In particolare vengono ammessi:

Riforma elezione Csm. In caso di vittoria del sì, verrebbe abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto a Palazzo dei Marescialli, di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. – Separazione delle carriere dei magistrati. In caso di vittoria del sì, il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, di giudice o pubblico ministero, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Limiti custodia cautelare. Con una vittoria del sì resterebbe in vigore la carcerazione preventiva, per il cosiddetto ‘pericolo di reiterazione del reato’, solo per chi commette i reati più gravi.

Abolizione del decreto Severino. La legge, del 2012, prende il nome dell’allora ministra della Giustizia, Paola Severino (Governo Monti) e prevede l’incandidabilità, ineleggibilità e decadenza per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna.

Consigli giudiziari. Con il quinto quesito ammesso si chiede di riconoscere, anche ai membri ‘laici’ dei Consigli giudiziari, avvocati e professori, di partecipare attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati.

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Sandro Bennucci

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