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Ucraina: i separatisti chiamano alle armi. Putin testa i missili

KIEV – La parola d’ordine è mobilitazione. I separatisti chiamano alle armi. Mentre Putin testa i missili Morti. Dal Mare di Barents alle coste del Caspio, dal Mar Nero alla penisola della Kamchatka, nell’Estremo Oriente: al culmine delle tensioni con l’Occidente, da ogni angolo dell’immenso territorio russo una selva di missili, compresi gli ipersonici Tsirkon, si è levata per un’esercitazione strategica supervisionata direttamente da Vladimir Putin, con al fianco il fedelissimo presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko. Il tutto mentre nel Donbass ucraino i separatisti filo-russi chiamano alle armi. Il barometro della crisi punta decisamente verso la guerra, almeno quella annunciata, dagli Stati Uniti in particolare, che danno praticamente per scontata un’invasione dell’Ucraina entro i prossimi giorni.

Le truppe russe al confine “sono pronte a colpire”, avverte il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin, ribadendo l’allarme lanciato dal presidente Joe Biden nella conferenza telefonica con gli altri leader occidentali nella serata di venerdì. La Germania, che detiene la presidenza del G7, invoca invece cautela, con la ministra degli Esteri che invita a “non cercare di indovinare” le decisioni della Russia e a “guardare più da vicino” alla situazione sul terreno. Ma ciò non impedisce a Berlino, così come Parigi, di invitare i propri cittadini a lasciare con urgenza l’Ucraina, mentre la Lufthansa e la controllata Swissair annunciano la sospensione dei collegamenti aerei con Kiev a partire da lunedì.

Le previsioni più pessimistiche sembrano trovare conforto nel rapido deterioramento della situazione nel Donbass, dove i capi delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk hanno dichiarato la mobilitazione generale e continuano ad evacuare migliaia di residenti verso la confinante regione russa di Rostov. Praticamente uno stato di guerra, con i membri della riserva invitati a presentarsi per prendere servizio effettivo nelle milizie filo-russe, impegnate in questi giorni in scambi di artiglieria e mortai con le forze regolari ucraine. Nel pieno del braccio di ferro tra la Russia da un lato e Nato e Usa dall’altro, si teme che anche il minimo incidente possa trasformarsi nella scintilla capace di innescare un conflitto su larga scala. Le forze ucraine e quelle separatiste continuano ad accusarsi per le violazioni al cessate il fuoco. Kiev afferma che due suoi soldati sono stati uccisi e quattro sono rimasti feriti per i bombardamenti della parte avversa.

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, in una telefonata con quello francese Jean-Yves Le Drian, accusa invece Kiev di di mettere in atto “provocazioni armate”. Intanto colpi di mortaio sono esplosi nei pressi dell’area dove si trovava il ministro dell’Interno ucraino Denis Monastyrsky, in visita al fronte. L’attacco, che non ha provocato feriti, è avvenuto vicino al villaggio di Novo Lugansk. Le bombe non fermano la diplomazia. Putin ha in programma domenica una nuova conversazione telefonica con il presidente francese Emmanuel Macron, mentre quello ucraino Volodymyr Zelensky, a Monaco per la Conferenza sulla sicurezza, torna a chiedere un incontro con il capo del Cremlino. L’ambasciatore ucraino a Roma, Yaroslav Melnyk, ha anche manifestato gratitudine per gli sforzi profusi dal presidente del Consiglio Mario Draghi per cercare di organizzare il vertice.

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Ernesto Giusti


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