Rischio nucleare: piano nazionale aggiornato, dopo 12 anni, dal governo

ROMA – Secondo quanto riferito dal TgCom24, il governo italiano ha aggiornato dopo 12 anni il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari. Ad accelerarne la definitiva revisione, comunque già avviata mesi fa, potrebbero essere stati proprio i timori di rischi di effetti collaterali derivanti dal conflitto in Ucraina, per fortuna al momento esclusi. Ma che hanno creato il panico, con il boom di richieste di pillole di “iodio stabile” nelle farmacie. E’ la Protezione civile a dare le indicazioni Le autorità nazionali però chiariscono che non c’è alcun allarme. “Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la Protezione Civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione”, chiarisce l’Istituto superiore di sanità che, insieme a varie società scientifiche, invita a non usare farmaci ‘fai da te’, mentre è raccomandato l’uso di sale iodato.

Le tre fasi del Piano – Il Piano prevede tre step, in base al livello di pericolo dovuto alla gravità dell’incidente e alla distanza dal territorio italiano: entro 200 km dai confini nazionali, tra 200 e i 1.000 km e in territorio extraeuropeo.

La prima fase è quella più pericolosa, ma anche la più improbabile per l’Italia, che non ha centrali nucleari mentre le uniche entro la distanza dei 200 chilometri si trovano in Slovenia, Svizzera e Francia. In quel caso la prima disposizione per i cittadini è quella di stare in casa, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, da poche ore a un massimo di due giorni. Poi le indicazioni precise per le scuole e per la iodioprofilassi.

La iodioprofilassi Si tratta di “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione”. Secondo il Piano, “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all’esposizione può causare più danni che benefici (prolungando l’emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide). La misura della iodoprofilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. Il ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate”.

La seconda e terza fase Nel secondo step, l’intervento sarebbe limitato al blocco cautelativo del consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte) e a misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico. In caso di incidenti a siti nucleari extraeuropei le uniche precauzioni riguarderebbero la trattazione di materiali in transito o provenienti da quei luoghi.

Italia, nucleare, piano


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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