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Prezzo carburanti alle stelle, metà sono tasse. Intervenga il governo, la Francia le ha già tagliate

Oltre al caro bollette, sulle tasche degli italiani pesa una spesa non di poco conto per la vita di tutti i giorni, il prezzo dei carburanti e dell’energia che sta già avendo un effetto devastante per cittadini e operatori economici. Una buona parte dei costi sono dovuti alle tasse imposte dallo Stato su questi prodotti, per cui, oltre ai tanti discorsi di Cingolani e di Draghi, finora senza effetto alcuno, occorrerebbe che il governo, seguendo l’esempio di atri esecutivi, intervenisse subito su questo fattore determinante sul prezzo finale.

Se si escludono i Paesi Bassi, dove le accise sono pari a 0,79 euro al litro, l’Italia ha le accise sulla benzina più alte d’Europa. Per il nostro Paese un secondo posto negativo, con 0,73 euro per ogni litro di benzina. Numeri alla mano significa che lo Stato italiano pone delle accise pari al 57% del prezzo finale. A seguire nella classifica dei paesi europei con le tasse più alte sulla benzina ci sono  Finlandia e Grecia (0,70 euro ogni litro) e appena fuori dalla top five la  Francia (0,68 euro al litro) e la Germania (0,65 euro).

Passando al diesel, il nostro Paese è quello con le accise più alte. Ogni 1.000 litri di diesel, infatti, si pagano 620 euro, ovvero 0,62 ogni litro fatto. Sul secondo e terzo gradino del podio, rispettivamente, Belgio (0,60 euro al litro) e Francia (0,59 euro).

Ne sentiamo parlare ogni giorno già da diverso tempo, ben prima dell’emergenza conseguente alla guerra in Ucraina, ma non tutti sanno cosa sono le accise. Si tratta di imposte sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo, un tributo indiretto che si applica a dei beni, come per esempio benzina e diesel, al momento della produzione o della vendita. Quelle sui carburanti sono le più note e “odiate”, ma le paghiamo anche per altri prodotti e beni che non molti sanno. Queste tasse infatti vengono applicate anche alle bevande alcoliche come liquori, grappe e brandy, ma anche sui tabacchi lavorati come le sigarette. Il legislatore ha fatto spesso ricorso ad esse per fronteggiare disastri naturali e altre situazioni di emergenza, in modo tale da trovare subito fondi importanti. Di seguito ecco l’elenco completo di quelle poste sui carburanti in Italia, con l’anno e il motivo di introduzione: 

1) finanziamento della crisi di Suez (1956) – 0,00723 euro; 

2) ricostruzione post disastro del Vajont (1963) – 0,00516 euro; 

3) ricostruzione post alluvione di Firenze (1966) – 0,00516 euro; 

4) ricostruzione post terremoto del Belice (1968) – 0,00516 euro; 

5) ricostruzione post terremoto del Friuli (1976) – 0,00511 euro; 

6) ricostruzione post terremoto dell’Irpinia (1980) – 0,0387 euro; 

7) finanziamento missione ONU in Libano (1982 – 1983) – 0,106 euro; 

8) finanziamento missione ONU in Bosnia (1996) – 0,0114 euro; 

9) rinnovo contratto autoferrotranvieri (2004) – 0,020 euro;

10) acquisto autobus ecologici (2005) – 0,005 euro; 

11) ricostruzione post terremoto de L’Aquila (2009) – 0,0051 euro; 

12) finanziamento alla cultura (2011) – 0,0071; 

13) finanziamento crisi migratoria libica (2011) – 0,040 euro; 

14) ricostruzione per alluvione che ha colpito Toscana e Liguria (2011) – 0,0089 euro; 

15) finanziamento decreto “Salva Italia” (2011) – 0,082 euro; 

16) finanziamento per ricostruzione post terremoto dell’Emilia (2012) – 0,024 euro; 

17) finanziamento del “Bonus gestori” (2014) – 0,005 euro; 

18) finanziamento del “Decreto fare” (2014) – 0,0024

Come si può vedere Il ricorso a questo strumento è aumentato nel corso degli anni: in quarant’anni – tra il 1956 e il 1996 – sono state introdotte otto accise e le altre dieci in soli dieci anni, tra il 2004 e il 2014.

Sono quindi 18 le accise sui carburanti che però nel 1995 sono state inglobate in un’unica imposta indifferenziata che finanzia il bilancio statale nel suo complesso (quasi 24 miliardi di euro nel 2021). Oggi le accise dovrebbero gravare sul prezzo alla pompa per un totale di 728 centesimi a cui però bisogna aggiungere l’Iva per arrivare quindi a oltre 1 euro (1,049) di tassazione su ogni litro di benzina

Mentre in Italia il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani grida alla “colossale truffa” sui prezzi dei carburanti, in Francia il governo annuncia che dal prossimo primo aprile per aiutare i francesi a far fronte all’aumento dei prezzi della benzina verrà “applicato uno sconto di 15 centesimi al litro” a chi andrà a fare rifornimento. Il primo ministro Jean Castex lo ha detto al Parisien, sottolineando che la misura, che sarà valida per quattro mesi, varrà sia per i privati che per le imprese e “varrà per tutti i tipi di carburante”. L’intervento costerà allo Stato 2 miliardi di euro. “Questo significa che per ogni pieno di 60 litri voi potrete risparmiare 9 euro“, ha concluso il premier che poi ha rivolto ai “petrolieri” la richiesta di fare anche loro “un gesto complementare” a quello del governo per aiutare i francesi ad affrontare il caro benzina.

Il ministro Cingolani e il Governo, invece di gridare al lupo al lupo, dovrebbero intervenire subito a favore dei consumatori. Rinunci l’esecutivo a una quota delle accise, soprattutto quelle più anacronistiche, e allora avrà le carte in regola per intervenire ed accusare di frode i petrolieri. Del resto Draghi non fa che ripetere che il Pnrr ci farà ricchi e ci consentirà di superare le difficoltà e i disagi derivanti dalla pandemia. Cominci a dimostrarlo intervenendo immediatamente in questo settore, ottenendo finalmente almeno uno di quei risutati che gli italiani si aspettavano da SuperMario, e che ancora sono lungi da venire.

accise, carburanti, Governo, riduzione

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