Firenze: Arno con la schiuma. Allarme dei cittadini. Ma per Arpat e Publiacqua è un fenomeno normale

La schiuma, in Arno, a Firenze. Cittadini allarmati

FIRENZE – Schiuma in Arno, a Firenze. E allarme fra i cittadini, come succedeva anni fa, quando il mio telefono, nella cronaca di Firenze de La Nazione, veniva preso d’assalto: per sapere, per capire, per suggerire. Anche questa volta sono stati i fiorentini a scatenarsi, al telefono, con l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) dell’Arpat. Il personale del Dipartimento si è attivato per contattare Publiacqua chiedendo la verifica degli scarichi fognari di piena a monte della pescaia di San Niccolò. Il timore? Che ci fosse una massiccia presenza di tensoattivi, ossia i residui di saponi, cosmetici, eccetera.

Publiacqua ha riferito che, dal telecontrollo risultavano tutti non attivi, indicando che non vi erano problemi al sistema fognario, nonostante ciò il gestore della fognatura ha comunque effettuato un sopralluogo da cui non sono emerse anomalie.

Morale? Secondo Arpat e Publiacqua andrebbe tutto bene, nonostante sia evidente che l’acqua dell’Arno, a Firenze, non si presenti nel suo “aspetto” migliore: il fenomeno non sarebbe da ricondurre ad un inquinamento da tensoattivi, quanto piuttosto ad altri fenomeni. In sostanza, la presenza delle schiume deriva, con buona probabilità, dalla condizione in cui si trovano le acque del fiume in questo periodo dell’anno, queste risentono:

  • del carico organico dovuto al dilavamento delle strade a seguito delle piogge di questi giorni sopraggiunte dopo un periodo di siccità
  • dell’elevata quantità di pollini presenti in questa stagione, i quali finiscono anche sulle acque del fiume, degradandosi
  • della fine del ciclo vegetativo delle macrofite (famiglia di piante acquatiche) che decomponendosi arricchiscono in sostanza organica i corsi d’acqua. La biodegradazione della sostanza organica produce sostanze (in particolare gli acidi umici) che naturalmente contribuiscono alla formazione di schiume.

Bene, prendiamo atto della spiegazione, ma certamente ci piacerebbe un Arno diverso, in primavera: non solo per chi lo guarda dalle spallette, ma anche per coloro che lo solcano in barca e in canoa e per quelli che vanno a correre sulle sponde. Ognuno, cittadini e media, faccia la sua parte. Se fra qualche giorno la situazione non sarà cambiata torneremo all’attacco: con Arpat, Publiacqua e con gli stessi uffici comunali. Sindaco Nardella: l’Arno, per tutti noi, è una cosa seria e da gestire con cura. Quando fa paura con le sue piene e quando dovrebbe scorrere tranquillo. E possibilmente limpido.

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Sandro Bennucci

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