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Franco: quadro economico con molti rischi può influire su Def. Governo pensa a nuovi interventi

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, i ANSA/MEF
  • Il quadro economico è “molto incerto, con forti rischi”, e il Governo non solo varerà nuovi sostegni a
    breve, ma si tiene anche pronto ad intervenire nel caso in cui la nuova crisi, che ha investito tutti i Paesi europei, dovesse perdurare. Ma l’attenzione alla spesa deve restare alta, perché non si può compromettere la crescita futura. Il ministro dell’Economia Daniele Franco, illustrando il Def 2022 alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, frena sulla richiesta dei sindacati di mettere in campo un nuovo scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese in difficoltà. Il nuovo decreto in arrivo, ha ribadito, sarà fatto con i margini ricavati nel Def e cioe’ 0,5 punti di Pil.
  • Il ministro ha spiegato che il Def 2022 è stato redatto “in un momento più complesso dell’anno scorso, per l’incertezza maggiore” che rende le previsioni ancora più difficili. “Il quadro economico è molto incerto, con forti rischi”, ha detto Franco, ricordando che comunque sul fronte del Pil si parte da una crescita acquisita del 2,3%, che si manterrebbe anche “se per ipotesi la nostra economia restasse piatta” nel 2022. Ovviamente il Governo è impegnato a rafforzare la crescita: “La nostra politica di bilancio cerca di essere il più espansiva possibile”, e “se guardiamo alle misure per gestire i costi dell’aumento di energia”, l’Italia in rapporto al Pil ha stanziato “più di quanto stanziato da Francia e Germania”, ha spiegato. Ma se se questa situazione di crisi, dovuta a diversi fattori, dovesse perdurare, ci saranno nuovi interventi. Con o senza l’Europa. Ma, avverte Franco, “non dobbiamo perdere di vista che il problema dell’economia italiana è la carenza di crescita da un quarto di secolo” e quindi è “importante che la gestione di questa crisi, che deve essere il più incisiva
    possibile, non porti a soluzioni che che poi ci facciano crescere meno negli anni dopo”.
  • Lo scostamento di bilancio, con il rischio che faccia rialzare i tassi di interesse sul debito,
    è dunque un’eventualià’ da valutare con molta attenzione. I sindacati non sono d’accordo con la cautela sulla spesa. Per la Cgil i 5 miliardi disponibili per il prossimo intervento di aprile, non sono “assolutamente sufficienti per rispondere all’emergenza sociale”. La preoccupazione per quello che sta accadendo “e’ grande”, soprattutto “per il quadro di incertezza e di progressivo peggioramento” per l’Italia, spiega la vicesegretaria generale Gianna Fracassi. Il doppio impatto di guerra e pandemia “rischia di scaricarsi in maniera pesante su lavoratori, pensionati, e in generale sulle fasce più deboli
    della popolazione”.
    Per recuperare risorse la Cgil chiede non solo uno scostamento di bilancio, ma anche un allargamento della tassazione sugli extra profitti e un contributo di solidarietà per i grandi patrimoni almeno sopra il milione di euro.
    La Cisl fa notare come il Def “ipotizza una sostanziale rinuncia dei lavoratori al recupero dell’inflazione che, ovviamente non puo’ trovarci d’accordo”. La richiesta è di convocare “al piu’ presto” un tavolo tecnico tra Governo e parti sociali “per verificare l’effettivo andamento dei prezzi degli energetici all’importazione” e sterilizzare gli effetti degli aumenti dei prezzi sugli stipendi. Anche per la Uil il Def ha una “visione parziale” delle difficoltà, e perciò si unisce sia alla richiesta di nuovo deficit che all’aumento della tassazione alla richiesta di nuovo deficit che all’aumento della tassazione sugli extraprofitti.
  • Confindustria, invece, è contraria all’idea di nuovo indebitamento, ma sottolinea che “serve una risposta più robusta, di sistema e soprattutto duratura” alla crisi. Prima “bisogna vedere quelle che sono le risorse che gia’ oggi abbiamo a disposizione: in una fase come questa pensare di fare nuovo
    debito, con i tassi in crescita, potrebbe essere un problema”, ha detto il presidente Carlo Bonomi, che chiede anche di evitare “il pericolo di alimentare ulteriormente la spirale inflattiva
    con una non corretta politica dei redditi”.

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