Le parole di Mario Calabresi

Vittime del terrorismo: giornata del ricordo con Mattarella, Casellati e Fico

Aldo Moro nella prigione delle Br

ROMA – Mentre una parte della politica e dei media è concentrata sui fatti e le vicende preoccupanti dell’Ucraina, nel giorno della parata di Mosca e della festa dell’Europa a Bruxelles, le massime istituzioni italiane ricordano le vittime del terrorismo negli anni di piombo. Si è svolta nell’Aula di Palazzo Montecitorio, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, la cerimonia di commemorazione del “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi. Ha aperto la Cerimonia l’esecuzione dell’Inno nazionale da parte del Liceo musicale “”Farnesina”” di Roma.
Intervengono il Presidente della Camera, Roberto Fico, e il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. In chiusura, l’esecuzione dell’Inno alla gioia da parte del Liceo musicale “Empedocle” di Agrigento.

“Non dimenticare è l’imperativo che questa giornata di memoria e riflessione consegna a tutti noi.
Non dimenticare le vittime che il terrorismo ha voluto colpire per il loro impegno al servizio delle Istituzioni repubblicane o per le loro idee. Politici, magistrati, agenti delle forze dell’ordine, giornalisti, docenti, sindacalisti e impiegati pubblici caduti nel mirino del terrorismo degli ‘opposti estremismi’ per il loro lavoro e il loro impegno democratico, sociale e culturale”, ha detto Casellati.

“Oltre a tenere viva la memoria delle vittime e alla riconoscenza verso i loro familiari, la ricorrenza
odierna ha anche un ulteriore importante significato. Quello di rinnovare la coesione di tutta la comunità nazionale intorno ai valori democratici condivisi, previsti dalla Costituzione””. E’ quanto afferma il Presidente della Camera, Roberto Fico.

Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato, si rivolge agli ex Br, alcuni dei quali ancora tentano di restare nel dorato esilio francese evitando l’estradizione: “Sono passati 50 anni ed è venuto il momento di consegnare quel tempo alla storia e alla memoria privata. Ma se tanto è stato fatto, come nel nostro caso e in altri abbiamo avuto il conforto della Giustizia dello Stato, alcune tessere del mosaico ancora mancano. Molti degli uomini e delle donne che hanno ucciso, che hanno aiutato ad organizzare, che hanno sostenuto, fiancheggiato e che sanno, sono ancora tra noi. Da mezzo secolo, però si sono rifugiati nel silenzio, un silenzio che è omertà. Il coraggio della verità sarebbe per loro una occasione irripetibile e finale di riscatto, il gesto che permetterebbe di chiudere definitivamente una stagione, e a noi di ricordare non solo il poliziotto ma anche l’uomo che tornava a casa nel cuore della notte e si metteva a fare le crostate per la colazione del mattino dopo”.

Mentre Marina Orlandi, vedova di Marco Biagi, assassinato dalle Nuove Br, sottolinea: “I servizi, per il suo incarico, lo segnalarono come persona ad alto rischio, gli venne assegnata una scorta, protezione che poi gli venne tolta sciaguratamente, inspiegabilmente un anno dopo nonostante il suo ruolo e la sua persona fossero sempre più esposti. Chi era ai vertici delle istituzioni e lo avrebbe dovuto proteggere disse che non esisteva il pericolo delle Brigate Rosse, questo è imperdonabile”

Ancora però le sinistre e la gauche caviar francese continuano a proteggere gli ex terroristi, mentre i parenti delle vittime, a parte alcune eccezioni, sono ricordati soltanto in determinate occasioni ufficiali e sono per lo più caduti nell’oblio. Molti ex affiliati o simpatizzanti dei gruppi terroristici di allora invece restano sempre al proscenio del mondo della cultura e dei media, un’anomalia solo italiana.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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