Il grido d'allarme di Kiev

Zelensky a Draghi: “Apriamo insieme i porti. Mosca ci costringe a tenere nei silos 22 milioni di tonnellate di grano”

Ci sono 22 milioni di tonnellate di grano ferme nei silos ucraini perchè i russi vogliono i porti chiusi

ROMA – “Sblocchiamo i porti insieme”. Volodymyr Zelensky abbraccia l’iniziativa di Mario Draghi di tentare di risolvere la crisi del grano fermo in Ucraina che mette a rischio la sicurezza alimentare globale, in un colloquio telefonico che lo stesso premier italiano aveva annunciato sul tema, rendendo conto ieri della sua telefonata con Vladimir Putin, mentre tra Mosca e Kiev continua il rimpallo delle responsabilità sulle mancate esportazioni dei cereali dai porti chiusi dalla guerra.

“L’Ucraina deve sminare i porti” per consentire il passaggio delle navi, ha di nuovo attaccato il presidente russo parlando a sua volta con il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, e bollando come “infondate” le accuse alla Russia per i problemi sulle forniture alimentari. Dal resoconto arrivato dal lato austriaco, tuttavia, Vienna conferma che Putin ha di nuovo legato la soluzione dell’approvvigionamento di grano alla fine delle sanzioni. Per Zelensky, invece, è Mosca a costringere gli ucraini a tenere fermi “22 milioni di tonnellate di grano nei silos”, ostacolando le principali rotte di esportazione sul Mar Nero e il Mar d’Azov, quest’ultimo ormai completamente sotto il controllo dei russi.

Secondo l’amministrazione militare dell’oblast di Odessa, inoltre, la Russia ha disseminato nel Mar Nero tra le 400 e le 500 vecchie mine sovietiche che, strappate dalle ancore quando il mare è agitato, vanno alla deriva rendendo impossibile la navigazione. E’ da questa impasse che nasce la mossa di Draghi per cercare di portare le parti a un accordo mirato alla questione alimentare “che minaccia i Paesi più poveri del mondo”. Nel colloquio odierno, il leader ucraino “ha espresso apprezzamento per l’impegno da parte del governo italiano” sul tema e “ha concordato con il presidente Draghi di continuare a confrontarsi sulle possibili soluzioni”, ha riferito Palazzo Chigi, anche in vista di possibili ulteriori tentativi di mediazione con Putin.

Mediazione nella quale vorrebbe inserirsi anche il leader della Lega Matteo Salvini che sta esplorando “la possibilità” di una sua visita a Mosca. Zelensky ha sintetizzato in un tweet la conversazione con Draghi, nella quale ha scritto di aver informato il capo del governo italiano della situazione sul terreno, dove le forze russe, scalzate da Kiev e da Kharkiv, stanno avanzando nel Donbass.

“Dai nostri partner ci aspettiamo ulteriore sostegno per la difesa”, ha affermato Zelensky, mentre il suo consigliere, Mykhailo Podolyak, è tornato a chiedere lanciarazzi multipli Mlrs invitando gli alleati a non avere “paura di un’escalation” con la Russia quando questa “già usa le armi non nucleari più pesanti contro l’Ucraina, bruciando vive le persone”. Draghi ha quindi “assicurato il sostegno del governo italiano all’Ucraina in coordinamento con il resto dell’Ue”. Europa che tuttavia Zelensky continua ad accusare di non agire con decisione per ulteriori sanzioni antirusse.

Gli scambi di accuse tra Kiev e Mosca non si limitano al blocco del grano e dei porti. Il Cremlino continua ad accusare la parte ucraina di aver sospeso i negoziati, anche se uno dei mediatori russi, Leonid Slutsky, presidente della Commissione esteri della Duma, afferma che i colloqui proseguono ma con un “basso profilo”. Ancora una volta Zelensky si è detto invece pronto a parlare direttamente con Putin: l’Ucraina non ne muore dalla voglia, ha spiegato, “ma dobbiamo affrontare la realtà” e parlare con il presidente russo “sarà necessario per porre fine alla guerra”. “Se la Russia volesse veramente un negoziato, non bloccherebbe i porti marittimi ucraini per ostacolare le esportazioni di prodotti alimentari. È un linguaggio di fatti, non di interpretazioni”, ha chiosato il suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba. 

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Ernesto Giusti


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