Dopo le elezioni rovinose per il presidente

Macron: difficoltà per il nuovo governo, le opposizioni pongono i loro paletti. Niente unità nazionale

President Emmanuel Macron EPA/Michel Spingler

PARIGI – Dalle consultazioni con i leader dei partiti, il presidente Emmanuel Macron esce con maggiori difficoltà per trovare una soluzione alla crisi, ma ha tratto la conclusione che “al momento è escluso un governo di unità nazionale”. La “maggior parte” dei partiti non è d’accordo, secondo quanto annunciato in diretta tv dall’Eliseo il presidente. In Francia evidentemente non apprezzano il “modello Draghi”.

La strada è “la ricerca di una maggioranza più ampia e più chiara per agire”. “Dobbiamo tutti insieme imparare a governare e legiferare in modo diverso”, ha aggiunto Macron, rivolgendosi al Paese per la prima volta dopo la sconfitta alle legislative di domenica. “Costruire compromessi nuovi nel dialogo, nell’ascolto, nel rispetto – ha detto il presidente – è quello che voi avete voluto e io ne prendo atto”.

Fredde le reazioni dell’opposizione all’invito del presidente che aveva ributtato la palla verso i gruppi parlamentari, suggerendo che spetti ai deputati dire “fin dove intendono spingersi”, ma evocando la possibilità di appoggi esterni al governo di minoranza caso per caso.

Per il leader della sinistra Jean-Luc Mélenchon, a capo del secondo gruppo in parlamento, il governo è debole e la prima ministra Borne – di cui Macron ha già respinto le dimissioni – deve andare in parlamento per ottenere la fiducia. “Inutile – ha detto Mélenchon – girare intorno alla realtà; deve prevalere la legge della democrazia, il voto di fiducia deve riuscire o fallire”.

“Non si può fare un assegno in bianco su un progetto governativo che è anche poco chiaro” ha twittato il nuovo presidente del gruppo Les Républicains, eredi della tradizione conservatrice neogollista, Olivier Marleix. La senatrice del partito Valérie Boyer ha invitato Macron “che scopre l’esistenza della democrazia
parlamentare a limitarsi al rispetto della Quinta repubblica”.

A destra, il Rassemblement National di Marine Le Pen – terzo gruppo in parlamento dopo il 19 giugno – si esprime con il presidente ad interim Jordan Bardella, precisando che il suo drappello di 89 deputati sarà “fermo ma costruttivo” dichiarando che “se la maggioranza sarà capace di lavorare su certi testi con
RN si farà un salto in avanti enorme”.

La prima ministra Elisabeth Borne riceverà la settimana prossima i capigruppo parlamentari alla ricerca di una difficile maggioranza di governo.

Governo, Maron, Unità nazionale


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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