La diplomazioa vaticana a lavoro

Ucraina: Papa Francesco vorrebbe incontrare Putin e Zelensky, ma molti sono gli ostacoli, non solo il ginocchio

Pope Francis (C) with Russian President Vladimir Putin (R) EPA/ALESSANDRO DI MEO / POOL

VATICANO – Papa Francesco, nonostante le non buone condizioni di salute che recentemente lo hanno costretto a rinviare viaggi apostolici, ipotizza però una futura missione in Russia e Ucraina. “Vorrei andare in Ucraina, e prima volevo andare a Mosca. Ci siamo scambiati messaggi su questo perché ho pensato che se il presidente russo mi avesse dato una piccola finestra per servire la causa della pace…”, ha detto alla Reuters. “E ora è possibile, dopo essere tornato dal Canada, è possibile che riesca ad andare in Ucraina”, ha aggiunto. “La prima cosa è andare in Russia per cercare di aiutare in qualche modo, ma mi piacerebbe andare in entrambe le capitali”.

Papa Francesco ha più volte ripetuto che, a suo avviso, tenuto conto dei vari luoghi nel mondo dove si fronteggiano eserciti o gruppi che sono in guerra fra loro, è già in atto da tempo una sorta di terza guerra mondiale a spizzichi e bocconi. Il Papa ha ragione e, temendo che si allarghi il ventaglio dei conflitti in atto, predica da tempo la pace nella guerra Russia -Ucraina, e si adopera da tempo, con la diplomazia vaticana, per fare da mediatore fra le due parti.

Gli ultimi tentativi di contatto con Putin non hanno avuto esito favorevole, tanto che lo stesso Papa Francesco ha sottolineato: “Non abbiamo ancora avuto risposta e stiamo ancora insistendo, anche se temo che Putin non possa e voglia fare questo incontro in questo momento. Ma tanta brutalità come si fa a non fermarla?”.  Bergoglio ha invece avuto contatti con il patriarca russo Kyrill, col quale ha riferito di aver avuto di recente un colloquio di 40 minuti su Zoom: “I primi 20 con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra – ha spiegato -. Ho ascoltato e gli ho detto: di questo non capisco nulla. Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi”. Dunque da questa parte non ci sono ancora spiragli positivi.

Che però non risultano neppure da parte Ucraina visto che il presidente Zelensky ha più volte criticato Papa Francesco: “Siamo molto grati a Papa Francesco e abbiamo fiducia in lui, ma non possiamo accettare quell’immagine di due persone che camminano una accanto all’altra tenendo le bandiere della Russia e dell’Ucraina, perché per noi la bandiera russa è sinonimo di occupazione, è la bandiera sotto la quale ci stanno uccidendo”, con riferimento a quanto avvenuto per la processione del venerdì Santo in Vaticano.  Criticata da Zelensky anche la presa di posizione di Bergoglio sulla Nato, ribadita anche di recente in una conversazione del Papa con i direttori delle riviste culturali della compagnia di Gesù  “Prego per la pace, ma la Nato ha provocato Putin”. Quindi nessuno spiraglio neppure dal lato ucraino.

Il problema al ginocchio, che per ora impedisce gli spostamenti, Francesco lo potrebbe superare a breve, ma non riesce, nonostante la sua autorevolezza morale e l’indubbia equidistanza del Vaticano fra le parti in causa, a superare l’intransigenza di Putin e di Zelensky. Che aspettano l‘arrivo del generale inverno per dirimere la loro controversia. Una situazione davvero complessa, per ora, sembra, senza via di sbocco.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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