Le grandi manovre del piccolo partito

Calenda detta le regole al Pd: no a Di Maio, a Fratoianni e Bonelli. Ma qual è il vero peso elettorale di Azione?

Il segretario di Azione, Carlo Calenda, insieme alle ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna ANSA/FABIO FRUSTACI

Quanto pesa Carlo Calenda nell’urna? I sondaggisti lo danno quasi non pervenuto: 2,5, massimo 3%. Però lui ritiene, vedremo se a ragione o a torto, di essere la chiave di volta per evitare che il Centrodestra vinca le elezioni. E il Pd, per il momento, non sa se dargli retto o meno. Il fatto è che Calenda detta l’agenda. Oggi, 31 luglio 2022, ha inviato tre tweet. Sono tre no. No a Fratoianni, no a Bonelli, no a Di Maio.

LETTA – A 24 ore, forse meno, dall’annuncio della decisione che dovrebbe chiudere il braccio di ferro sulle alleanze del centrosinistra, Carlo Calenda gioca la sua partita e pone condizioni ben precise ai Dem di Enrico Letta. Condizioni talmente stringenti che dalle parti del Nazareno le considerano come un ostacolo molto difficile da superare. “Ma non impossibile”, predicano ottimismo i pontieri dei due partiti (soprattutto lato +Europa). Enrico Letta professa calma e disponibilità al dialogo, ma allo stesso tempo mostra l’orologio agli alleati: “stiamo mettendo tutto il nostro impegno a convincere tutti quelli che vogliono e possono far parte della nostra alleanza di esserci. Non mettiamo veti, non abbiamo un atteggiamento men che costruttivo”, ma “il tempo passa – avverte -, ormai c’è poco tempo davanti”.

ALLEANZA – La preoccupazione principale del segretario dem, però, è sui possibili sviluppi politici di una decisione di Calenda: “Mi sento di fare un appello accorato – scandisce infatti da Casalgrande – a tutti coloro che in queste ore hanno dubbi sul fatto di creare una larga, importante e convinta alleanza che sia in grado di battere le destre. Coloro che pensano che fare un terzo polo che si mette in mezzo sia conveniente o possa essere più utile. Un terzo polo in questo momento – sottolinea con forza – è il modo migliore per aiutare le destre che non hanno bisogno di ulteriori aiuti”. Calenda, al momento, resta sulle sue posizioni e via social istruisce il Pd sulle sue regole di ingaggio: “Discutiamo di quello che volete, ma agli elettori di @Azione_it non possiamo chiedere di votare Di Maio, Bonelli (anti ILVA, termovalorizzatori e rigassificatori) e Fratoianni (che ha votato 55 volte la sfiducia a Draghi) nei collegi uninominali”.

AMBIENTALISTI – Un aut aut su cui Europa Verde e Sinistra Italiana subito replicano: “Carlo Calenda continua a parlare di cose che non conosce: dovrebbe farsi un giro a Piombino per capire quanto sia pericoloso un rigassificatore nel porto della città”, tuonano Angelo Bonelli, Eleonora Evi e Nicola Fratoianni che sui permessi facili e senza controlli per il rigassificatore paragonano “le politiche di Calenda sul clima” a quelle di Donald Trump. Strada sempre più in salita, dunque. Considerando anche che Calenda, nel tweet-bombing di oggi, va a contestare lo stesso Letta e la sua proposta – rilanciata appena ieri sera – di una dote ai 18enni da finanziare con una patrimoniale per i plurimilionari.

TRASFUGHI – “Ai diciottenni non serve una dote ma un’istruzione di qualità e meno tasse sul lavoro. @Azione_it aveva proposto di concentrare il taglio dello scorso anno sui ragazzi fino a 30 anni. Nessuno, dicasi nessuno, lo ha votato”, scrive all’ora di pranzo marcando il tweet con l’hashtag “#ItaliasulSerio”. E poco sul serio Calenda prende un retroscena, smentito a stretto giro dal Nazareno, che voleva l’attuale presidente della Camera, Roberto Fico, “corteggiato” dal Pd. “Wow”, la stupita e sarcastica replica alla notizia. Del resto, e Calenda di certo non ne fa mistero, tutto ciò che in qualche modo riguarda chi ha votato contro il governo Draghi e che strizza l’occhio ai transfughi 5 Stelle viene visto come fumo negli occhi.

Calenda, pd


Sandro Bennucci

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