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Ucraina: ferito da una mina il reporter italiano Mattia Sorbi. Soccorso dai soldati russi. La Farnesina: “Lo aiuteremo a tornare in Italia”

Mattia Sorbi, reporter italiano, 43 anni (Foto ANSA)

KIEV – E’ rimasto ferito durante un servizio in prima linea, Mattia Sorbi, 43 anni, giornalista free lance impegnato in Ucraina, apparso anche in alcuni servizi Rai. L’esplosione di una mina che ha investito l’auto su cui viaggiava per raccontare la controffensiva dell’esercito di Kiev nel sud dell’Ucraina l’ha ferito al fronte di Kherson. Il suo autista è morto sul colpo. A ricostruire l’accaduto il ministero della Difesa russo, secondo cui i suoi soldati gli hanno fornito le prime cure per poi trasportarlo in “un’unità di rianimazione” di un nosocomio sotto il loro controllo con “ferite multiple da schegge”.

E’ lì che il reporter è stato operato e si trova ancora ricoverato, in condizioni definite “stabili”. Di lui, la propaganda di Mosca ha anche diffuso alcune immagini dal letto d’ospedale, senza data, in cui appare sofferente e, dopo essersi presentato, con un filo di voce racconta in italiano: ‘Abbiamo preso un taxi e siamo andati a Oleksandrivka a una quarantina di chilometri da Kherson. Ci avevano detto che era sicura”.

Interrogato sull’accaduto, Sorbi parla di una mina. “Sto bene e sono al sicuro. Purtroppo le difficoltà di comunicazione in Ucraina mi hanno impedito di essere online come al solito. Probabilmente sarà così ancora per qualche giorno, ma l’importante è non avere problemi”, ha assicurato su Facebook il cronista, di cui non si avevano più notizie dal 31 agosto. La Farnesina ha fatto sapere di essere “in contatto costante con il giornalista coinvolto nell’incidente: è curato, abbiamo notizie positive sullo stato di salute, ha poca copertura per comunicare ma dispone di un contatto libero. Stiamo lavorando per farlo rientrare, in Italia, in sicurezza, appena possibile”.

Per Mosca è stata “una provocazione dell’intelligence ucraina per accusare la Russia”. Secondo la Difesa russa, “Mattia Sorbi il 29 agosto è partito verso le posizioni avanzate ucraine accompagnato da due persone con uniformi militari ucraine, che hanno dato indicazioni al reporter ma hanno nascosto il fatto che la strada lungo la linea di contatto era stata minata dalle forze ucraine, con l’obiettivo di aspettare fino a che il giornalista fosse ucciso o dal fuoco russo o da una mina, per poi accusare la Russia”.

Dopo l’esplosione, i soldati sono avanzati e “lo hanno estratto dalla vettura in fiamme”, spiegano ancora da Mosca, diffondendo le testimonianze di due militari, secondo cui le forze ucraine hanno sparato contro di loro durante i soccorsi. In serata è giunta la versione di Kiev: Sorbi non era accompagnato sul posto da “personale militare” ucraino e “anche il fixer ucraino ingaggiato dall’italiano si è rifiutato di andare oltre con lui. Non si sa perché Sorbi abbia deciso di attraversare la linea di combattimento, senza coordinamento e in un luogo non specificato”.

Il Centro per le comunicazioni strategiche e la sicurezza delle informazioni di Kiev ha poi sottolineato che il reporter aveva lavorato in passato “per il canale televisivo del ministero della Difesa russo Zvezda”, aggiungendo di “presumere che Sorbi avesse precedenti accordi con l’esercito russo”. La notizia ha riportato al centro delle cronache i rischi legati al racconto del conflitto. Dall’inizio dell’invasione, secondo Reporters sans Frontières, sono otto i giornalisti rimasti uccisi in Ucraina. Intanto, l’esercito di Kiev ha rivendicato diverse avanzate sui fronti più caldi, compreso quello di Kherson. Ma è nell’est che la controffensiva avrebbe ottenuto i risultati più significativi.

“Nella regione di Kharkiv, i difensori ucraini hanno liberato più di 20 insediamenti”, ha affermato il generale Oleksiy Gromov, secondo cui sono stati ripresi 700 chilometri quadrati di territorio. Altre riconquiste sono state annunciate nel Donbass, in direzione di Kramatorsk e Sloviansk. Mosca però smentisce, definendola propaganda per ottenere nuove armi dagli alleati occidentali riuniti a Ramstein.



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