I progetti dell'Europa

Prezzi e forniture energia: in attesa del price cap l’Europa prepara il decoupling. Ma l’Italia gioca d’anticipo

Commissione Ue

Gli esperti sguinzagliati da von der Leyen per mettere alle corde Putin e far sì che l’Europa si affranchi dal gas e dal petrolio russo, in attesa che i 27 Stati decidano sul price cap, hanno messo in campo una vecchia-nuova strategia che potrebbe dare ottimi risultati, e che, con la solita moda di usare termini inglesi o americani, è stata ribattezzato decoupling. Ma di che si tratta?

L’ Italia fa da apripista e il ministro Cingolani ha avviato un primo disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, firmando il decreto “Energy release” che consente la vendita diretta dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e ritirata dal Gse alle imprese energivore.

Il problema è quello del maggior risparmi sul prezzo dell’elettricità domestica e, in particolare, su quella per uso industriale. Nelle ultime settimane, complice anche l’aggravarsi della crisi energetica dei Paesi membri dell’UE – si guardi ala recente posizione della Francia nei confronti dell’Italia – tra le cancellerie europee sta emergendo una convergenza su due opzioni: un tetto temporaneo (“price cap”) al prezzo del gas importato e usato nella produzione dell’energia elettrica e il disaccoppiamento (in gergo tecnico “decoupling”) del prezzo del gas da quello dell’energia sui mercati all’ingrosso.
Un sistema che in realtà è in vigore da oltre vent’anni, ma andrebbe ovviamente aggiornato tenendo conto della situazione attuale.

Da circa un anno però la questione “decoupling” è sul tavolo dell’Ue. In seguito alla prima impennata delle quotazioni delle materie prime energetiche causata dalla ripresa dell’economia post-Covid, diversi Paesi hanno iniziato a sperimentare aumenti spropositati della bolletta elettrica pur avendo nel mix energetico una quota marginale di gas. Un risultato determinato dal meccanismo messo a punto negli anni novanta del secolo scorso dall’Ue in concomitanza con il processo di liberalizzazione dei mercati dell’energia europei.

In concreto come funziona il decoupling? In Europa il costo dell’elettricità è legato sul mercato a quello del gas, cioè quello che serve per mettere in funzione gli impianti. Il sistema aveva funzionato bene per decenni, garantendo energia a prezzi accessibili. Ed è servito anche a rendere più costoso il carbone, favorendone la dismissione. Ma la crisi del Covid e la guerra in Ucraina hanno radicalmente cambiato lo scenario. Il prezzo del gas, al momento, è decuplicato e così anche i prezzi dell’elettricità salgono di conseguenza.

Diverse capitali hanno fatto notare che il sistema era buono per liberalizzare, ma non altrettanto per decarbonizzare, perché fa pagare troppo le rinnovabili. Già nel dicembre 2021, Italia, Francia e Spagna, Romania e Grecia avevano chiesto una riforma incisiva delle regole del mercato, accoppiamento gas-elettricità incluso. Altri nove Paesi (Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi) erano disponibili a considerare variazioni, ma solo a patto di non sconvolgere l’assetto esistente. Le due posizioni si sono confrontate in modo diretto e a distanza per mesi.

Fino all’apertura alla revisione del funzionamento del mercato europeo dell’energia elettrica arrivata a maggio dai leader Ue. Adesso tocca alle istituzioni europee risolvere il problema, cercando di provvedere alla svelta e di non impantanarsi in discussioni interminabili, come sta avvenendo per la decisione sul price cap, che va avanti da mesi. L’Italia, con Cingolani, ha cercato di dare il buon esempio agli altri Paesi. ma i cittadini europei, che già non ripongono molta fiducia nelle istituzioni europee, si aspettano un intervento deciso di von der Leyen e Michel.

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