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Negoziati Ucraina: Macron chiede a Papa Francesco di parlare con Putin e Biden

ANSA/PRESS OFFICE VATICAN MEDIA

VATICANO – All’ottavo mese di guerra in Ucraina si continuano ad esplorare tutte le strade percorribili per
avviare un negoziato. Una nuova importante iniziativa è partita da Emmanuel Macron che, durante la recente udienza in Vaticano, ha chiesto a papa Francesco di parlare con Vladimir Putin e Joe Biden, escludendo con ciò di fatto Zelensky. Proposta definita “positiva” dal Cremlino e con la Santa Sede che parla di un “segnale” dai russi.

Il presidente francese, che dall’inizio del conflitto ha avuto l’interlocuzione più frequente con il leader russo, tra i leader europei, ha rivelato al settimanale Le Point di aver “incoraggiato” il papa a telefonare a Putin, al patriarca ortodosso Kirill e a Joe Biden per “favorire il processo di pace” in Ucraina.

Per l’Eliseo è essenziale che gli Stati Uniti “si siedano attorno ad un tavolo” e in questo senso Francesco
“può avere un’influenza su Biden”, considerato il “vero rapporto di fiducia” tra i due.

La prima reazione del Cremlino è stata di cauta apertura. “Se è tutto in linea con la ricerca di una possibile soluzione, possiamo valutare (la proposta di Macron) come positiva”, ha detto Dmitry Peskov, assicurando che la Russia “è pronta a discutere tutte queste questioni con gli americani, i francesi o il pontefice”. Peskov ha invece osservato che il presidente francese non aveva posto il tema che “qualcuno dovrebbe chiamare il presidente Zelensky”.

Anche in Vaticano ha prevalso la cautela, ma si punta a guardare al bicchiere mezzo pieno. Se quella del Cremlino è “un’apertura generica che si dovrà poi concretizzare tenendo conto di tutti gli aspetti”, la “disponibilità a parlare” è comunque “un segno”, ha sottolineato il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin. Proprio Parolin, lo scorso settembre, aveva incontrato il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov a margine dell’assemblea generale dell’Onu.

Quanto a Kiev sembra prevalere la linea della chiusura nei confronti di Mosca. Lo ha fatto intendere Zelensky in un’intervista al Corriere della Sera, affermando di “aver sempre voluto parlare, ma non con una pistola alla tempia”, mentre Putin ha risposto sempre “con una lunga serie di ultimatum imposti con la forza”. E poi ha avvertito: “I russi non vogliono fermarsi”.

Vedremo se anche questa importante iniziativa avrà qualche esito, ma le premesse, viste le posizioni rigide degli attori in campo, non sono molto favorevoli.

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