Fisco: catasto e irpef, gli obiettivi del governo per ridurre la pressione sui contribuenti

Ministero economia e finanze

Superato, non senza polemiche e difficoltà, lo scoglio della legge di bilancio, sostanzialmente in linea con gli obblighi del Pnrr, il governo torna ad esaminare il progetto di riforma fiscale. Nel mirino due aspetti fondamentali, la rideterminazione degli scaglioni Irpef e la modifica del catasto, fonti in passato di aspre polemiche fra maggioranza e opposizione.

“Stiamo lavorando alacremente sulla legge delega relativa alla riforma del sistema fiscale”, ha detto il sottosegretario alle finanze, Maurizio Leo, spiegando che “i capitoli sono corposi, e che si conta di portare in CdM il testo entro fine febbraio, prima decade marzo al massimo. Semplificazione e certezza del diritto, gli obiettivi della riforma, poi vogliamo rivedere lo statuto dei contribuenti e ridurre le tasse a chi investe nell’impresa, una svolta per il nostro sistema Paese”.

IRPEF – Per quanto riguarda l’Irpef, l’obiettivo del governo è “quello di addolcire la curva delle aliquote dell’Irpef. Lavoriamo sull’ipotesi di scendere a 3 aliquote (al 23%, al 27% e al 43%) : un passaggio da 4 a 3 aliquote è possibile come primo intervento di questa legislatura, per poi progressivamente ridurre ulteriormente”, ha spiegato ancora il Viceministro. L’esecutivo pensa anche d’introdurre il quoziente familiare, basando la tassazione sul numero dei figli,ma qualora decidesse di intraprendere questa strada dovrà valutare attentamente vantaggi e svantaggi.

CATASTO – Per quanto riguarda il catasto è noto che da sempre Lega e Forza Italia sono contrari alla riforma, che penalizzerebbe soprattutto i piccoli proprietari. Aggiunta alla proposta dell’Unione Europea di un obbligo di interventi di risparmio energetico per gli edifici, il tutto si risolverebbe in un salasso insostenibile per coloro che hanno investito i risparmi in un immobile per sé stessi o per alloggiare i propri figli. Per questo il sottosegretario prevede che, per ora, non sia necessario intervenire, visto che :”i nostri valori catastali non meritano un’accelerazione nell’aggiornamento, perché in altri paesi europei la rivalutazione è ben più datata.

In quasi nessun paese europeo c’è stato un aggiornamento recente dei valori catastali – ha spiegato -. In Austria è dal 1973, in Belgio dal 1975, in Francia dal 1970, i nostri risalgono all’88-89, quindi non possiamo dire di essere la Cenerentola dell’aggiornamento dei valori catastali”.

Una frenata, dunque, che farà tirare un sospiro di sollievo a molti italiani, fiduciosi in una diminuzione della pressione fiscale e in un alleggerimento delle tasse sulla casa, da sempre il bene più tartassato, insieme all’automobile, dai vari governi.

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