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Giornalisti, Mattarella: “L’informazione è veicolo di libertà”. Nordio: “Se si pubblicano intercettazioni la colpa non è dei cronisti”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Foto FNSI)

ROMA – «Il bene dell’informazione gode di esplicita tutela costituzionale. L’articolo 21 della Carta, nell’affermare che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” sottolinea il valore della stampa come mezzo, indicando che “non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”»: con questo messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato il convegno “Il giornalismo alla sfida del futuro”, organizzato in occasione del 60esimo anniversario della legge 3 febbraio 1963 numero 69, istitutiva dell’Ordine dei giornalisti.

“L’informazione – ha continuato il capo dello Stato – è un veicolo di libertà e non è un caso che la stessa Assemblea costituente volle approvare una legge in materia di disposizioni sulla stampa, che tracciava, dopo vent’anni di bavaglio, un percorso di ritorno all’indipendenza per i media». Mattarella ha poi sottolineato la «responsabilità enorme» che hanno i giornalisti, «accentuata – ha rilevato – dalla moltiplicazione delle fonti di informazione offerta dalla rivoluzione del web. Le sfide che il mondo dell’informazione è chiamato a raccogliere, a partire dalle applicazioni della intelligenza artificiale, non possono prescindere dal rispetto dei canoni fondamentali tracciati per la professione dalla legge Gonella».

All’evento, svoltosi oggi, venerdì 3 febbraio 2023, alla Biblioteca Nazionale a Roma, ha partecipato anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nel suo discorso ha affrontato, fra l’altro, il tema delle intercettazioni: «Se un giornalista pubblica una notizia riservata su un’indagine giudiziaria la colpa non è del giornalista, che non va né incriminato né censurato. La colpa è di chi consente la diffusione di queste notizie e non vigila abbastanza».

Alberto Barachini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’Informazione e l’Editoria, è intervenuto da remoto: «Credo fermamente che ci sia un ruolo cardine per la professione giornalistica nella democrazia, è mia convinzione quella di sostenere l’informazione».

Quasi una lectio magistralis la relazione di Giovanni Maria Flick, costituzionalista, ex magistrato, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia.

Attraverso un videomessaggio Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha sottolineato che essere giornalisti «non è solo un lavoro ma una vera e propria missione civile e sociale. Occorre un nuovo patto sociale tra istituzioni e giornalisti, editoria e mercato».

Al convegno era presente anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che ha espresso un auspicio: «Proviamo a scrivere insieme delle regole che oggi possano aprire un nuovo capitolo nei rapporti tra cittadino, informazione e giustizia».

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli ha sottolineato l’urgenza di una norma che tuteli i giornalisti dalle azioni giudiziarie temerarie, le cosiddette querele bavaglio: la presunzione di innocenza «è un principio sacrosanto, ma non può diventare un alibi per tacere di fatti di grande rilevanza pubblica».


Sandro Bennucci

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