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Arno: è morto Raffaello Nardi, firmò il piano (rimasto nel cassetto) per proteggere Firenze e la Toscana. Inventò con me la “bomba d’acqua”

Da sinistra Sandro Bennucci, già caporedattore de La Nazione e oggi direttore di Firenze Post, Eugenio Giani, allora presidente del Consiglio regionale, il professor Raffaello Nardi, e i sindaci versiliesi durante la celebrazione dei 30 anni della “bomba d’acqua” a Palazzo Panciatichi nel 2016

La prima notizia, capace di ferire nel profondo dell’anima, è che con Raffaello Nardi scomparso a 86 anni, se n’è andato un grandissimo amico. Ma aggiungo subito, e mi scuso per il riferimento personale, che è stato un personaggio fondamentale per Firenze e la Toscana. E’ lui che, nel 1999, dopo anni di studi e di polemiche finì di scrivere quel “piano” che doveva mettere al riparo la regione, e due città scrigno come Firenze e Pisa, dai capricci dell’Arno: quelle disastrose scorrerie del fiume, le alluvioni, che dal 1177 affliggono e devastano il territorio. E che la Protezione civile ha messo al secondo posto fra le calamità naturali italiane, soltanto dietro a un’eventuale eruzione del Vesuvio.

Nardi il piano lo fece benissimo, sulle tracce di altri due eminenti studi: quello firmato dagli ingegneri idraulici Giulio De Marchi e Giulio Supino, subito dopo l’alluvione del 1966, e il Progetto pilota del Ministero del bilancio e della Regione Toscana nel 1975. Nardi stimava (24 anni fa) che una nuova alluvione avrebbe provocato danni per 30mila miliardi di vecchie lire. Circa 15 miliardi di euro. Per realizzarlo ci sarebbero voluti 3.000 miliardi di vecchie lire, cirfrca un miliardo e mezzo di euro.

Così il grande piano, che ancora oggi costituisce la bussola di tutti gli interventi per il fiume, diventò un “pianino”. Fortemente ridotto, ha visto solo qualche cassa di espansione e nemmeno, ancora, il progetto esecutivo per alzare la diga di Levane.

Però mi viene spontaneo scrivere che Raffaello se n ‘andato, ma la sua opera resta. L’opera scritta da professore di geologia scrupoloso, attento, lungimirante. Per decenni gli sono stato alle “costole” per capire che cosa stesse facendo e anticipare le sue intuizioni ai lettori de “La Nazione”. Era attento a tutto: in particiolare ai cambiamenti climatici: non a caso, insieme a un altro grande professore, Giuampiero Maracchi, e al sottoscritto, capì che in alcuni casi la pioggia stava diventando violenta e concentrata. Come una “bomba”. Nacque così l’espressione “bomba d’acqua”, diventata comune in tutto il mondo. Accadde nel 1996, in occasione dealluvione nell’Alta Versilia. Caddero oltre 400 millimetri di pioggia, in poche ore, su un ristretto fazzoletto di terra. Quindi una vera “bomba”. Il titolo che feci su “La Nazione” colpì anche l’Accademia della crusca.

Raffaello Nardi fu il primo segretario dell’Autorità di bacino dell’Arno: era il 1989. Poi si occupò anche del Serchio. Si era occupato, e preoccupato, di tutto: lo chiamarono anche per una presunta “frana” a San Miniato al Monte, ossia al Piazzale Michelangelo. “Oddio va giù la statua del David”, dissero e scrissero. Nardi, da geologo esperto, sentenziò: “E’ solo una cucchiaiata di terra che si è mossa. Non succederà nulla”. A distanza di tanti anni si può certificare che avesse ragione”.

Anche nelle istituzioni, Nardi era considerato un grande: “La sua scomparsa ci colpisce e ci rattrista – ha scritto  il presidente della Regione, Toscana Eugenio Giani, appena appresa la notizia – Nardi è stato  un insigne professore di geologia all’Università di Pisa, successivamente, Segretario delle Autorità di bacino prima dell’Arno e poi del Serchio, in 25 anni di attività ha contribuito molto allo sviluppo delle politiche per la tutela del territorio e del reticolo idrografico della Toscana e non solo. Ci mancherà”. 

E ancora: “Nardi, con la sua competenza scientifica e la sua capacità organizzativa, ha rappresentato uno dei massimi interpreti della rivoluzione nella difesa del suolo rappresentata dalla nascita delle Autorità di bacino – ha detto l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni – E’ stato un maestro di interlocuzione tra mondo scientifico e livelli istituzionali, tra strutture governative e autorità territoriali locali. La difesa del suolo e la tutela delle acque in Toscana devono molto alla sua opera e alla sua dedizione”.

Ecco, presidente Giani e assessora Monni: il modo migliore per onorare Raffaello Nardi è dare una spinta alla realizzazione del suo “piano di bacino”, superando paletti burocratici e trovando i soldi. Sarebbe anche un modo per darde sicurezza a Firenze e a due terzi della Toscana nel momento in cui i fenomeni climatici estremi aumentano la pericolosità e i secolari “capricci” dell’Arno. Nardi sarebbe finalmente contento. Ciao Raffaello!

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Sandro Bennucci

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