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Napolitano, camera ardente al Senato: i primi a rendere omaggio Mattarella, La Russa, Draghi, Meloni. Poi anche il Papa

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la figlia Laura, rende omaggio alla salma di Giorgio Napolitano insieme al presidente del Senato, Ignazio La Russa (Foto dal sito del Quirinale)

ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la figlia Laura, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, sono stati i primi a rendere omaggio alla salma di Giorgio Napolitano a Palazzo Madama.

La camera ardente del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano è stata aperta oggi, 24 settembre 2023, alle 10. Mattarella si è intrattenuto pochi minuti davanti al feretro e ha salutato i familiari. All’uscita è stato accolto da un lungo applauso dei passanti. 

A rendere omaggio a Giorgio Napolitano è arrivato anche l’ex premier Mario Draghi. Si è intrattenuto qualche minuto e ha salutato i familiari. Subito dopo è stata la volta della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accolta dal presidente del Senato Ignazio La Russa.

Dalle 11 l’accesso sarà aperto a tutti fino alle 18 e poi dalle 10 alle 16 di lunedìIntorno alle 9 è arrivato il feretro a Palazzo Madama.

I funerali laici del presidente emerito della Repubblica si svolgeranno martedì 26 settembre 2023, alla Camera. Una nota di Palazzo Chigi precisa: “Le esequie di Stato civili del Presidente Napolitano si terranno martedì 26 settembre, alle ore 11:30, nell’Aula della Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio, e saranno trasmesse in diretta televisiva su Rai 1 e su maxi-schermi appositamente predisposti in Piazza del Parlamento”.

Aggiornamento delle 14,00

Tevere più stretto dopo l’inatteso omaggio di Papa Francesco alla camera ardente del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, il primo di un Pontefice nella storia della Repubblica. Il gesto di Francesco – così si è firmato nel libro delle condoglianze – ha molteplici sfaccettature, istituzionali, politiche e culturali per l’Italia.

E’ la seconda volta che un Pontefice varca la soglia di uno dei Palazzi che ospitano il Parlamento Italiano, e il fatto che Papa Bergoglio abbia reso omaggio all’ultimo esponente del Pci, sembra anche chiudere una pagina di storia politica del XX secolo, iniziata nel 1948 con la scomunica di Pio XII agli aderenti a quel partito. L’omaggio del Papa a “un grande servitore della patria” (tra i titoli del Vescovo di Roma vi è anche quello di Primate d’Italia e Francesco ha scelto queste parole per il libro delle firme) va oltre gli aspetti istituzionali dei rapporti tra Stato e Chiesa.

Questi possono considerarsi consolidati con le ripetute visite di un Pontefice a un Presidente della Repubblica al Quirinale (Giovanni XXII a Segni l’11 maggio 1963, Paolo VI l’1 gennaio 1964 ancora a Segni e il 21 marzo 1966 a Saragat, Giovanni Paolo II il 2 giugno 1984 a Pertini, il 18 gennaio 1986 a Cossiga, il 20 ottobre 1998 a Scalfaro, Benedetto XVII il 24 giugno 2005 a Ciampi e il 4 ottobre 2008 a Napolitano, Francesco il 14 novembre 2013 a Napolitano e il 10 giugno 2017 a Mattarella) a cui si aggiungono una ventina di visite di un capo di Stato in Vaticano.

Un passo più significativo per avvicinare le due sponde del Tevere fu invece la visita di Giovanni Paolo II alla Camera dei deputati il 14 novembre 2002, anzi al Parlamento in seduta congiunta, dato che fu accolto dai presidenti Pierferdinando Casini, cattolico, e Marcello Pera, laico ma amico dell’allora cardinal Ratzinger. Il Parlamento, cioè l’organo della rappresentanze politica della volontà popolare, disse il Pontefice, indicava l’apprezzamento per la democrazia italiana come aveva saputo svilupparsi.

Peraltro Giovanni Paolo II, rilanciando una richiesta del Giubileo del 2000, chiese “Un gesto di clemenza” per i carcerati, cioè una amnistia o un indulto, richiesta non assecondata dalla maggioranza di centrodestra. E il suo fu un gesto storico, per chiedere alla politica “solidarietà e coesione interna”

Ma è altrettanto significativa la sintonia anche umana instaurata dai diversi pontefici con i capi di Stato. Napolitano ebbe forti consonanze con Benedetto, il raffinato teologo che amava il confronto con le persone in ricerca, tanto che l’allora capo di Stato fu tra i pochissimi a sapere in anticipo le intenzioni di Ratzinger di volersi dimettere.

La rielezione di Napolitano per il secondo mandato nello stesso 2013, gli permise di ricevere il successore, Papa Francesco, in Quirinale, ma pure di instaurare un rapporto cordiale e intenso anche dopo che interruppe il secondo mandato nel gennaio 2015. Anche Francesco, da buon gesuita, è uomo amante del dialogo e del confronto, come dimostrò anche il suo rapporto con Marco Pannella e con Eugenio Scalfari.

L’omaggio postumo a Napolitano è dunque un omaggio allo statista, alla persona, e al politico che teorizzò la necessità di non rimanere intrappolati in “identità perdute”, come scrisse nel 1989, che ostacolano il dialogo. Paolo VI definì la presa di Porta Pia e la fine dello Stato Pontificio “un fausto evento”, e la visita di Francesco – la prima di un Papa al Senato – a Palazzo Madama, che prima della presa di Porta Pia ospitava le poste pontificie, sembra inverare quelle parole.

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Ernesto Giusti


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