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Debito pubblico che schiaccia l’Italia: le colpe dei governi. Libro-testamento di Romanello Cantini

Debito pubblico cresce

Un peso che condiziona qualsiasi tentativa di crescita dell’economia reale, che costringe i cittadini a fare i conti con un debito di almeno 47.000 euro a testa. Il debito pubblico italiano corre senza sosta, si stima che da gennaio tornerà a crescere prima gradualmente poi accelerando nei mesi successivi per superare a giugno 2024 i 2900 miliardi di euro.

Ma come è stato possibile raggiungere queste cifre record? Ci sono delle responsabilità dei governi che si sono succeduti nell’Italia repubblicana? Insomma come e perché sono stati commessi tanti errori? A dare una risposta è Romanello Cantini (scomparso l’11 febbraio 2022) in un libro pubblicato postumo dalla famiglia, dal titolo quanto mai chiaro “Il Museo degli errori. Storia del debito pubblico italiano” edito da Jack Book (pag.288), presentato nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza regionale.

Con presidente della Regione, Eugenio Giani, la moglie di Romanello, Daniela Casagli (che ha fortemente voluto la pubblicazione postuma del libro), i figli Lapo, Duccio e Nicoletta.

“Romanello Cantini – scrive nella prefazione il figlio Lapo – non fa sconti nessuno. Governi tecnici, politici, di pentapartito o, più recentemente, di centrodestra o di centrosinistra: nessuno è immune da colpe”.

Come si legge nella presentazione, il libro “racconta in dettaglio come si è formato negli ultimi settanta anni il debito pubblico italiano che, come è noto, è uno dei più alti del mondo”. A ciò hanno concorso diversi fattori: “Scelte assistenziali di governi, forze politiche e sindacati, pensioni precoci, passivi delle aziende delle partecipazioni statali” e così via, ma anche decisioni adottate in alcuni momenti particolari, come quella compiuta da “Andreatta e Ciampi che, vietando alla Banca d’ Italia di acquistare titoli del Tesoro, fece aumentare enormemente gli interessi dei titoli pubblici”.

Cantini non risparmia le politiche di austerità e il “debito pubblico accumulato dal governo Monti in ossequio alla volontà della Commissione Europea”. Di ognuna di queste decisioni il libro “ricostruisce la storia indicandone protagonisti e responsabilità”.

Un’analisi dunque non politica, ma di carattere sceintifico, quella dell’autore del libro, attenta a non scivolare nella tentazione della polemica politica. Non a caso Romanello Cantini non giudica necessariamente negativa la politica di indebitamento.

“In alcuni momenti, le motivazioni – scrive – furono più che nobili. Fra queste il tentativo di ridurre la disoccupazione, la volontà di accorciare la disuguaglianza fra Nord e Sud, l’impegno a ridurre l’emigrazione. Ancora oggi – aggiunge – gli italiani devono al debito pubblico contratto allora il fatto di avere raggiunto, con il più alto risparmio individuale, il più grande livello di possesso di beni mobili e immobili in Europa”.

Giani chiosa: “Questo libro è una sorta di testamento del patrimonio di cultura di studi e di impegno civile e politico di Romanello Cantini. In una materia importantissima, come il debito pubblico, lui persona molto sensibile, da studioso è sempre andato in fondo e nel merito delle questioni. E’ un lavoro molto serio, che per me rimarrà nella libreria principale, perché negli argomenti che affronta per chi è impegnato politicamente sicuramente c’è tanta carne al fuoco”.

Romanello Cantini era nato a Varna, frazione di Gambassi Terme, provincia di Firenze, il 16 gennaio 1937 e si era laureato in Storia con Delio Cantimori all’Università di Firenze, abbinando l’insegnamento con l’attività di giornalista e all’impegno politico. Si era formato a fianco di Nicola Pistelli scrivendo sul quindicinale “Politica”. Romanelli è stato poi editorialista di quotidiani nazionali come “Il Tempo”, “Il Giorno”, “Avvenire” ed è stato tra i fondatori di “Toscana Oggi” con cui ha collaborato per quasi quarant’anni scrivendo soprattutto di politica estera. E’ scomparso l’11 febbraio 2022. Questo libro è il coronamento postumo di una vita da osservatore molto attento. Servirà sfogliarlo quando faremo la prossima denuncia dei redditi.

2900 miliardi di euro, debito pubblico, Romanello Cantini


Sandro Bennucci

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