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Israele: blitz a Rafah nella notte, liberati due ostaggi. Hamas: “L’operazione ha provocato 100 morti”

Valico di Rafah

GAZA – Nell’operazione di questa notte (fra domenica 11 e lunedì 12 febbraio 2024) a Rafah, l’esercito israeliano ha liberato due ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre scorso: lo hanno annunciato le Forze di difesa israeliane (Idf) su Telegram.

“Duranteun’operazione congiuntadell’Idf (le Forze di difesa israeliane, ndr), dell’Isa (il servizio di sicurezza israeliano Shin Bet, ndr) e della polizia israeliana a Rafah, durante la notte, sono stati salvati due ostaggi, ebrei di origine argentina, Fernando Simon Marman (60) e Louis Har (70), rapiti dall’organizzazione terroristica Hamas il 7 ottobre dal Kibbutz Nir Yitzhak”.

“Entrambi sono in buone condizioni mediche e sono stati trasferiti per accertamenti medici all’ospedale Sheba Tel Hashomer – prosegue la nota -. Le forze di sicurezza continueranno ad operare con tutti i mezzi per riportare a casa gli ostaggi”.

Pronta la replica di Hamas, che accusa gli israeliani di aver provocato “circa 100 morti”. Nella notte, il ministero della Sanità di Hamas aveva parlato di una serie di attacchi aerei israeliani a Rafah, una città nel sud della Striscia di Gaza al confine con l’Egitto, che avevano colpito 14 case e tre moschee in diverse zone di Rafah.

Secondo Hamas, si è trattato di un “orribile massacro contro civili indifesi e bambini, donne e anziani sfollati”. Lo riporta la Cnn. Hamas, confermando i 100 morti, afferma che il raid “è considerato una continuazione della guerra genocida e dei tentativi di sfollamento forzato che Israele sta conducendo contro il nostro popolo palestinese”. Nella sua dichiarazione, Hamas ha detto che il presidente americano Joe Biden e la sua amministrazione si devono assumere la “piena responsabilità” per le morti di civili.

L’operazione per la liberazione dei due ostaggi israeliani è cominciata attorno alle 2:00 della scorsa notte, quando “le forze israeliane hanno fatto irruzione in un edificio nel cuore di Rafah dove i due erano tenuti da Hamas”. Lo ha detto il portavoce militare Daniel Hagari secondo cui l’azione “era stata preparata da qualche tempo”. “Dal momento dell’apertura del fuoco – ha aggiunto –i soldati hanno protetto i due ostaggi con i loro corpidurante la battaglia con i terroristi che è divampata con pesanti scambi di colpi in molti posti e con molti terroristi”.

I due ostaggi, ha spiegato il portavoce militare, “erano trattenuti al secondo piano da terroristi armati che erano presenti nell’edificio e anche in palazzi adiacenti”. La liberazione – ha aggiunto Hagari – è stata accompagnata da raid aerei per “consentire il disimpegno dei soldati e per colpire i terroristi di Hamas nell’area”.

Intanto, l’esercito israeliano ha annunciato la morte in combattimento nel sud di Gaza di altri due soldati. I due militari non sono stati uccisi nell’operazione di salvataggio dei due ostaggi israeliani a Rafah. Si tratta di Adi Eldor (21 anni) e di Alon Kleinman (21 anni). Il bilancio dei soldati morti in combattimento – dall’inizio dell’operazione nella Striscia – è ora di 229.

L’ufficio del presidente argentinoJavier Milei, su X, “ha ringraziato l’esercito israeliano e le altre forze di sicurezza per aver liberato i due ostaggi Fernando Simon Marman e Louis Har”, rapiti da Hamas il 7 ottobre. La stessa fonte ha ricordato che Milei nella sua recente visita in Israele aveva ribadito la richiesta della liberazione di ognuno degli ostaggi argentini e “la sua ferma condanna del terrorismo di Hamas”.

Netanyahu: ‘Il rilascio degli ostaggi solo con la pressione militare’

“Solo una costante pressione militare, fino alla vittoria totale, ci porterà alla rilascio di tutti i nostri ostaggi”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu parlando della liberazione di due ostaggi da parte dell’esercito a Rafah. “Non perderemo nessuna occasione per riportarli a casa”, ha concluso.

Netanyahu e Gallant nel centro comando durante la liberazione degli ostaggi

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant erano presenti la notte scorsa nel Centro di comando in Israele che ha diretto la liberazione dei due ostaggi a Rafah. Lo ha detto il portavoce militare Daniel Hagari.

L’Iran avverte: ‘La palude di Gaza si è trasformata in un cimitero per i sionisti’

“I gruppi della resistenza non hanno lasciato senza risposta alcuna azione israeliana durante la guerra a Gaza e oggi il premier israeliano Benjamin Netanyahu è rimasto intrappolatonella palude di Gaza che è diventata un cimitero per i sionisti“. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iranianoHossein Amirabdollahian, durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo siriano Faisal al-Mekdad a Damasco, domenica. “La crisi a Gaza può essere risolta soltanto attraverso soluzioni politiche e la fine degli attacchi di Israele e il suo genocidio, i suoi crimini di guerra, commessi assieme agli Stati Uniti”, ha aggiunto il capo della Diplomazia di Teheran, come riferisce Irna, sottolineando che “l’Iran sostiene fermamente qualunque iniziativa politica che riguardi la causa della Palestina”. Il ministro degli Esteri siriano ha affermato che la Siria è pronta per impegnarsi in altre guerre contro Israele, sottolineando che “è la Siria a decidere quando, dove e come queste guerre avranno luogo”.

“Gli Usa e alcuni altri Paesi che sostengono Israele sono alla ricerca di iniziative a livello politico, che riguardano piani per Gaza nel periodo che seguirà alla guerra mala resistenza non si piegherà alle pressioni e alle richieste eccessive di Israele o di qualunque altro Paese“, ha affermato il ministro degli Esteri iraniano.

“I gruppi della resistenza, e anche gli stessi palestinesi, hanno fatto dei piani per la situazione a Gaza e nella Cisgiordania dopo la guerra e prenderanno decisioni riguardo al loro futuro”, ha aggiunto il capo della Diplomazia di Teheran. Durante il colloquio, Assad ha sottolineato che l’atteggiamento di Damasco riguardo al sostegno ai gruppi di resistenza e alla Palestina non muterà dal momento che la resistenza è “profondamente radicata” in Siria.

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