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Credito alle imprese: da Confesercenti Toscana e Italia Comfidi un fondo di 10 milioni di euro

FIRENZE – Confesercenti Toscana e Italia Comfidi stanziano un fondo di 10 milioni di euro per le imprese. Lo ha annunciato Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti Toscana, al convegno “CREDITO 2.0, Prospettive di crescita dell’economia toscana e l’innovazione del credito”, al quale hanno partecipato Pierpaolo Brunozzi, Responsabile Strumenti di garanzia e agevolazioni MCC, Leonardo Marras, Assessore alle attività produttive, all’economia della Regione Toscana, Emilio Quattrocchi, Amministratore Delegato Italia Comfidi e Cassa del Microcredito, Tito Nocentini, Responsabile Direzione Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo.

“Da oggi – ha detto Nico Gronchi – mettiamo a disposizione delle imprese Toscane questi 10 milioni in un modo completamente nuovo: una sorta di pacchetto “all inclusive” per cui, insieme all’azienda, costruiremo il fabbisogno finanziario, il rating, il business plan, l’istruttoria, la dimensione e il costo della garanzia, servizi e tasso di interesse e, infine, erogheremo il taglio del finanziamento adeguato, fino a 200 mila euro”.

Le trasformazioni nel rapporto banca/impresa

Partendo da una fotografia del settore del credito, l’attenzione di Confesercenti Toscana si è focalizzata sulle innovazioni che caratterizzano il rapporto banca/impresa, per chiarire il meglio possibile quale futuro si prospetti da adesso in poi e quali strumenti servano davvero alle imprese per affrontare i cambiamenti in atto.

Le grandi trasformazioni del mondo bancario, il susseguirsi di piccole e grandi crisi finanziarie a partire dal 2008, riforme come Basilea 1 e Basilea 2 e soprattutto le nuove tecnologie, hanno determinato in pochissimi anni tre grandi cambiamenti nel rapporto banca/impresa:

  • una moltiplicazione dei soggetti che possono dare finanziamenti alle imprese: in Italia, circa 450 banche, oltre 400 Fintech (alcune di dimensioni ancora molto piccole), oltre 60 intermediari vigilati e una decina di soggetti che operano nel microcredito. In Toscana ad oggi operano 23 banche (con oltre 1500 sportelli), 2 dei principali confidi vigilati del Paese, oltre una serie di soggetti di carattere parabancario, che fanno della regione una tra le più evolute nel sistema del credito.
  • l’aumento esponenziale di strumenti di conoscenza e analisi dell’impresa: nonostante sia in corso un tentativo di rendere il sistema più fluido, la continua introduzione di nuove norme, controlli e bisogni di analisi comporta che un’azienda debba presentare tra i 10 e 15 documenti (o atti) per rendere efficace la propria domanda di credito.
  • l’esplosione dei costi diretti e indiretti della finanza d’impresa: con 10 aumenti consecutivi dei tassi di interesse decisi dalla BCE per raffreddare l’inflazione, la richiesta di maggiori garanzie sia pubbliche che private e i costi “accessori” per accedere al credito hanno fatto lievitare i costi ben oltre il Taeg. Basti osservare che a febbraio 2024 il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese, rilevato da Banca d’Italia, si è attestato al 5,39%, oltre 2 volte superiore a 18 mesi prima.

Il quadro generale

La fotografia degli asset economici e dei numeri della Toscana, fornita da Irpet dal punto di vista del credito, pone in evidenza sostanzialmente due problemi: 

  • la mancanza cronica di una cultura finanziaria nelle imprese, caratterizzate da un’età media degli imprenditori molto alta ed un poco efficace ricambio generazionale. Tra il 2004 e il 2023 i lavoratori over 50 sono aumentati di oltre 4,5 mln, mentre gli under 50 sono calati a 3,5 mln, dei quali 1,8 mln tra gli imprenditori;
  • le dimensioni limitate delle imprese, che rendono difficile l’interconnessione con l’economia globale.

Emergono anche elementi positivi: A livello regionale, la Toscana ha dato esempio di una visione fra le più avanzate nel Paese: strumenti efficaci di sostegno all’economia reale, a partire da vari bandi regionali, a una sezione speciale Toscana a valere sul fondo centrale di garanzia, fino ad un voucher che abbatteva il costo dell’operazione scaduto a fine anno (che è auspicabile che venga riattivato). “Soldi in giro ce ne sono, molti e relativamente a basso costo, così come gli strumenti finanziari e i servizi a supporto del credito –  ha detto Nico Gronchi – ma la sfida vera è di conoscerli, adattarli alla dimensione di impresa e ancorarli ai bisogni dell’economia reale. Le imprese anche in Toscana non hanno bisogno di fare nuovi debiti per sopravvivere, ma per tornare ad investire”.

Il credito in Toscana

I 240 mld di euro erogati dalle banche alle imprese nei 20 mesi più acuti del periodo Covid, sono sostanzialmente debiti e, finite le emergenze, i preammortamenti, le sospensioni ecc., devono essere restituiti a costi molto più alti. Il segnale molto forte della difficoltà delle imprese si è manifestato negli ultimi mesi: da un lato il Pil registrava alcuni miglioramenti, dall’altro si verificavano un crollo dei consumi interni e un repentino deterioramento della capacità di rimborsare i debiti da parte delle aziende. Il tasso di deterioramento del credito alle imprese ha superato per la prima volta i valori pre-Covid toccando il 3,1% a fine 2023, con un aumento del 50% sul 2022. 

“Le condizioni che abbiamo di fronte non si ripeteranno mai più –  conclude Gronchi – abbiamo a disposizione le risorse del PNRR, il più potente piano di investimenti che l’Europa ha messo in campo dal dopoguerra a oggi, e abbiamo a disposizione le risorse della programmazione Europea. Oltre 2 miliardi di risorse che stanno arrivando in Toscana in questi anni. Ognuno deve fare la propria parte e per quanto ci riguarda, come Confesercenti, abbiamo investito sul credito a livello nazionale in maniera massiccia, facendolo diventare uno degli asset e delle leve più importanti nel sostegno alle imprese”.

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