Milano, inchiesta urbanistica: 74 indagati, anche il sindaco Sala. Giorgia Meloni: “Dimissioni non automatiche”

MILANO – Sono 74 gli indagati della maxi inchiesta sull’urbanistica di Milano, circa 50 in più delle persone e delle società che mercoledì sono state perquisite dalla guardia di finanza per sequestrare documenti, mail, telefoni e dispositivi. I nomi più noti sono quelli del sindaco Giuseppe Sala, l’assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, su cui pende la richiesta di arresti domiciliari come per l’imprenditore Manfredi Catella, o Stefano Boeri, ma ci sono numerosi impresari, manager e rispettive società come Paolo Bottelli per la sgr di Blackstone, Kryalos, Gianpiero Schiavo per Castello sgr, professionisti e architetti di fama come Patricia Viel e Antonio Citterio e Alessandro Scandurra, oltre a ex membri della commissione paesaggio.
Sono decine i progetti edilizi al vaglio degli inquirenti dopo che ieri i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno acquisito negli uffici del Comune documentazione su ulteriori 28 pratiche edilizie. Le accuse sono a vario titolo di corruzione, induzione indebita, abusi edilizi, lottizzazione abusiva.
Il sindaco Giuseppe Sala deve dimettersi? La premier Giorgia Meloni frena: “Penso che la magistratura debba fare il suo corso. Per quanto riguarda il sindaco, io non sono mai stata convinta che un avviso di garanzia porti l’automatismo delle dimissioni”. Poi aggiunge: “Credo siano scelte che il sindaco debba fare sulla base della sua capacità, in questo scenario, di governare al meglio. Non cambio posizione in base al colore politico degli indagati”.
Mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è più netto: “Io non chiedo mai le dimissioni quando inizia un procedimento che peraltro non so fino a che punto lo riguardi personalmente”, ma “sicuramente la giunta Sala ha dimostrato di non essere adeguata a Milano”.
Certo è che Lega e Fratelli d’Italia invocano le dimissioni del sindaco, mentre Forza Italia auspica una svolta. Il Pd si stringe attorno a Sala. La segretaria dem, Elly Schlein, l’ha sentito al telefono per esprimergli “solidarietà e vicinanza”. Di diverso avviso il M5S che – dice il leader Giuseppe Conte – “non fa sconti a nessuno per quanto riguarda la legalità e l’etica pubblica”.
Ma a far rumore è anche l’affondo del ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Continuo a pensare che la magistratura non debba e non possa sostituirsi al corpo elettorale. A Milano una parte della magistratura inquirente ha anche deciso di sostituirsi al legislatore, nel campo dell’urbanistica, del fisco, del lavoro, attraverso interpretazioni normative che a me sembrano, in molte parti, lontane dalle disposizioni di legge ed anzi molto pericolose”.
Momenti di tensione in Consiglio comunale nella seduta di oggi. La bagarre scoppia al termine dell’intervento del capogruppo leghista, Alessandro Verri. Dai banchi dell’opposizione spuntano i cartelli con la scritta ‘Dimissioni. Sala e la sua giunta liberino Milano’. I consiglieri della Lega e di FdI abbandonano, quindi, i loro banchi e occupano simbolicamente il centro dell’aula, nonostante i ripetuti richiami all’ordine. La protesta si conclude quando la vicesegretaria della Lega e consigliera comunale, Silvia Sardone, poggia uno dei cartelli sullo scranno del sindaco, assente in aula, così come l’assessore Tancredi.
Anche all’esterno di Palazzo Marino, i leghisti e i meloniani, guidati dal capogruppo Riccardo Truppo, in un sit-in hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Sala. Che incassa la fiducia del Partito democratico. “Continuiamo a sostenere il lavoro che il sindaco e tutta l’amministrazione dovranno fare nei prossimi due anni”, mette a verbale Alessandro Capelli, segretario dem milanese.Alessandro Sorte, coordinatore lombardo di Forza Italia, dal canto suo, predica prudenza: “Al centrodestra diciamo con chiarezza: evitiamo di seguire la linea giustizialista del Movimento 5 Stelle”.
E Maurizio Lupi, leader di Noi moderati, assicura: “Siamo garantisti sempre, anche quando le inchieste toccano il centrosinistra, allo stesso tempo, però, siamo molto preoccupati, riteniamo che paralizzando Milano si corre il rischio di fermare l’Italia intera”. Intanto, se per Azione “siamo di fronte a una situazione desolante”, Raffaella Paita, capogruppo di Iv al Senato, chiarisce: “Per me il garantismo è una fede. Sala ha cambiato in meglio Milano”.
