Open Arms: contro assoluzione di Salvini, procura di Palermo ricorre in Cassazione

PALERMO – La Procura di Palermo ha depositato il ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha assolto dai reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio il leader della Lega Matteo Salvini per la vicenda Open Arms.
Si tratta del cosiddetto “ricorso per saltum” che consente di evitare il giudizio di appello e di ottenere direttamente una pronuncia della Suprema Corte.
AGGIORNAMENTO DELLE 20,00
PROCURA DI PALERMO – Secondo la Procura, in ballo non c’è la ricostruzione dei fatti contestati a Salvini, tutti riconosciuti dal tribunale che l’ha scagionato, ma il ragionamento giuridico sostenuto dal collegio che, interpretando erroneamente leggi e convenzioni internazionali, per i pm, ha negato che in capo all’Italia gravasse l’onere di assegnare alla nave della ong spagnola il porto sicuro (Pos). Un assunto che si basava su una sbagliata lettura delle norme, a dire della Procura, che ha fatto venir meno prima il reato di rifiuto di atti d’ufficio, poi, a cascata, quello di sequestro di persona.
La questione, dunque, sarebbe tutta di diritto, per cui una valutazione nel merito, fatta in appello, sarebbe superflua. Da qui l’impugnazione davanti agli Ermellini chiamati a decidere sulle eventuali violazioni di legge.
Nel ricorso (tecnicamente si chiama ‘per saltum’) i pm sostengono dunque che l’assoluzione sarebbe viziata da violazioni di leggi. “Il Tribunale di Palermo, – si legge nell’impugnazione – ha accolto pienamente le prospettazioni del Pubblico Ministero sulla complessiva ricostruzione dei fatti, divergendo dalla tesi accusatoria solo con riguardo all’individuazione e interpretazione della normativa applicabile alla fattispecie”. Nell’impugnazione i pm citano poi la decisione delle Sezioni Unite Civili della Cassazione del 18 febbraio 2025 che ha condannato il ministero dell’Interno per un caso analogo, quello della nave Diciotti, a cui pure fu negato lo sbarco. Anche allora, a causa del mancato rilascio del Pos che il ministero dell’Interno riteneva dovuto da altri Stati, l’imbarcazione rimase in acque territoriali, nei pressi di Catania, e i naufraghi non poterono raggiungere, per più giorni, la terraferma.
“Nella pronuncia – scrive la Procura – si è sostanzialmente affermato che il negato sbarco, lungi dall’essere giustificabile alla luce delle procedure previste in tema di search and rescuе, non solo si pone in contrasto con la chiara normativa internazionale sul soccorso in mare che, comunque, si fonda sul generale e cogente obbligo di soccorso e sul dovere di collaborazione solidarietà tra Stati, ma soprattutto viola l’art. 13 della Costituzione e le altre norme sovranazionali che tutelano il medesimo bene giuridico”. “Di conseguenza, si è affermato – continuano – che i migranti subirono indubbiamente un’arbitraria privazione della libertà personale e che, anzi, la decisione di merito, che non si era confrontata con tali disposizioni di rango superiore, doveva ritenersi priva di una vera e propria motivazione”.
GIORGIA MELONI – Immediato il sostegno della premier Giorgia Meloni, che affida la sua analisi a un post sui social. “È surreale – scrive – questo accanimento dopo un fallimentare processo di tre anni concluso con un’assoluzione piena. Mi chiedo cosa pensino gli italiani di tutte queste energie e risorse spese così, mentre migliaia di cittadini onesti attendono giustizia”.
Parole dure quelle della presidente del Consiglio, secondo cui Salvini è un “ministro che voleva far rispettare la legge”. All’affondo di Meloni, si aggiunge quello del ministro della Giustizia Carlo Nordio. A un evento di FdI non evita di pungolare i giudici sul caso Almasri e sulla separazione delle carriere. Poi, nel pomeriggio, in una nota attacca: “Impugnare le assoluzioni non è da Paese civile”.
Concetto ribadito anche dal leader di Forza Italia Antonio Tajani. Che, come la premier, parla di “accanimento” nei confronti di Salvini. E insiste: “In caso di sentenze di assoluzione la pubblica accusa non dovrebbe presentare ricorso”. Su questo fronte, Nordio valuta un intervento proprio per bloccare l’impugnazione in casi simili. “Altrimenti finiamo a ciò che è avvenuto col caso Garlasco”, spiega il Guardasigilli. “Rimedieremo”, è la promessa del ministro.
E mentre a via Arenula si coglie l’occasione per sollevare l’ipotesi di una modifica della normativa, Giulia Bongiorno, avvocato di Matteo Salvini nel processo Open Arms, sembra non avere dubbi: “La sentenza del Tribunale di Palermo è completa e puntuale in fatto ed ineccepibile in diritto. La tesi accusatoria è stata bocciata anche nel merito”. Insomma, nessun timore per il verdetto della Cassazione.
Intanto, al vicepremier giunge la telefonata del presidente della Camera Lorenzo Fontana. Che gli esprime vicinanza e solidarietà. Messaggio condiviso dalle altre forze di maggioranza. Che non rinunciano a criticare aspramente la decisione della Procura. Alle parole della premier, si aggiungono quelle di incoraggiamento di Arianna Meloni. “Andare avanti a lavorare per il bene dell’Italia è l’unica risposta possibile da dare a chi non riesce ad accettare la sua sconfitta”, scrive la responsabile della segreteria di FdI.
