Ergastolo all’infermiera di Piombino: per la Cassazione “indizi univoci”

FIRENZE – Sono state pubblicate, dalla Corte di Cassazione, le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo di Fausta Bonino, l’infermiera di Piombino (Livorno) accusata di aver ucciso quattro pazienti dell’ospedale di Villamarina con dosi letali di eparina, confermandone l’ergastolo lo scorso febbraio.
Undici anni dopo i primi decessi sospetti e a nove e mezzo dall’arresto, la Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sulla vicenda. Anche l’assenza del movente, confermata dall’appello-bis, non è bastata a cambiare gli esiti dell’ergastolo.
“Pur avendo approfondito il suo esame verso la ricerca di un movente – si legge ancora -, non può non rilevarsi come sia stata la stessa corte territoriale a concludere nel senso che gli elementi concreti emersi e valutati a tal fine si sono dimostrati di consistenza tale da non condurre a una conclusione certa sull’individuazione di un chiaro movente delle condotte delittuose poste in essere dalla Bonino”.
Sul punto, infatti, il giudice di appello osserva che, pur emergendo dagli atti “elementi indubbiamente significativi di possibili spinte all’azione criminale, ancorché tra loro complementari e non distonici”, tali elementi “non consentono di far emergere, con certezza processuale, un movente esclusivo delle azioni omicidiarie”.
