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Gaza: Israele lancia operazione di terra. 25 Paesi (Italia compresa): guerra finisca ora. Abu Mazen telefona al Papa

Gaza (Foto d’archivio)

GAZA – L’esercito d’Israele ha lanciato per la prima volta un’operazione di terra nel centro della Striscia di Gaza, dove hanno sede diverse organizzazioni umanitarie. All’indomani di una nuova ‘strage del pane’ in cui decine di persone sono state uccise mentre provavano ad accaparrarsi un po’ di cibo – strage per la quale il World Food Programme dell’Onu ha accusato Israele di avere usato tank e cecchini per sparare sulla folla – le truppe di terra israeliane sono entrate a Deir al-Balah, mentre la città veniva colpita anche con raid aerei.

Una mossa che potrebbe rientrare in un tentativo israeliano di creare un nuovo corridoio che tagli la Striscia (che se confermato questo sarebbe il terzo dopo il corridoio di Netzarim nella parte meridionale di Gaza City e l’asse Morag a Rafah).È in questo contesto che i ministri degli Esteri di 25 Paesi, fra cui l’Italia, insieme alla commissaria Ue per la Gestione delle crisi, hanno firmato una dichiarazione da loro definita “urgente” in cui affermano che “la guerra a Gaza deve finire subito”, criticano duramente le restrizioni imposte da Israele agli aiuti umanitari e chiedono il rilascio dei 50 ostaggi rimasti a Gaza. “Le sofferenze dei civili a Gaza hanno raggiunto livelli senza precedenti”, si legge nel testo.

“Condanniamo la distribuzione di aiuti con il contagocce e l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, che cercano di soddisfare i loro bisogni più base, quali acqua e cibo”, scrivono i capi delle diplomazie di Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera. Definiscono “inaccettabile” il “rifiuto da parte del governo israeliano di fornire assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile” e anche l’idea, ventilata nelle scorse settimane dal governo israeliano, di costruire una presunta “città umanitaria” sulle macerie di Rafah per trasferirvi la popolazione palestinese.

“Lo sfollamento forzato permanente è una violazione del diritto internazionale umanitario”, affermano i 25 Paesi. Israele ha respinto la dichiarazione congiunta, definendola “scollegata dalla realtà” e sostenendo che l’appello vada rivolto a Hamas.Deir al-Balah è l’unica città di Gaza che non ha subìto operazioni di terra su larga scala né devastanti distruzioni nei 21 mesi di guerra, il che ha alimentato le speculazioni secondo cui Hamas terrebbe lì un gran numero di ostaggi. Il Forum dei familiari degli ostaggi si è detto “scioccato e allarmato” dall’incursione. L’operazione è partita dopo che domenica l’Idf ha emesso ordini di evacuazione. E un uomo che vive nella zona ha raccontato ad AP che all’alba di lunedì Israele ha lanciato volantini che ordinavano l’evacuazione alla popolazione.

“Un altro colpo devastante” agli sforzi umanitari, l’ha definito l’ufficio Onu per gli affari umanitari Ocha. L’Onu ha fatto sapere che resta lì per aiutare i civili. “Ho parlato con Jonathan Whittall, il nostro eccezionale responsabile di Ocha in Palestina. Si trova a Deir el Balah”, circondato “dal nostro team e dai civili per aiutare i quali rimaniamo”, ha riferito domenica il sottosegretario Onu per gli affari umanitari, Tom Fletcher, parlando di “coraggio e integrità eccezionali in prima linea sul fronte umanitario”.

L’esercito ha rifiutato di dire se avesse ordinato l’evacuazione delle organizzazioni umanitarie con sede in città, affermando solo che mantiene contatti continui con loro e facilita il loro trasferimento ove necessario. “Ho ricevuto notizia che nella zona di Deir al-Balah ci sono operatori italiani e delle Nazioni Unite: è una zona di Gaza che sarebbe una ‘zona sicura’ e che invece da ore è sottoposta a fuoco israeliano. Abbiamo chiesto informazioni al governo israeliano, soprattutto chiediamo con forza che quegli attacchi, ma anche tutti gli attacchi, si cessino immediatamente”, è l’appello lanciato dal titolare della Farnesina, Antonio Tajani.

Sulla situazione a Gaza è tornato a esprimersi anche Papa Leone XIV, che oggi ha parlato al telefono con il presidente palestinese Abu Mazen. Riferendo del colloquio, la Santa Sede ha sottolineato che “si enfatizzata l’urgenza” di “permettere l’ingresso adeguato di aiuti umanitari”.Decine di migliaia di persone hanno cercato rifugio a Deir al-Balah durante le ripetute ondate di sfollamenti di massa a Gaza. Ora si trovano a fuggire di nuovo. Migliaia di residenti nella notte fra domenica e lunedì sono fuggiti dalla città verso la zona costiera di al-Mawasi, vicino a Khan Younis.

Intanto i morti palestinesi dall’inizio della guerra hanno superato i 59mila e, secondo quanto riporta al-Jazeera, sono almeno 56 le persone uccise in attacchi israeliani nella Striscia nella sola giornata di lunedì. Israele e Hamas negoziano un cessate il fuoco con colloqui indiretti a Doha, in Qatar, e la tesi sostenuta dal premier israeliano Benjamin Netanyahu è che espandere le operazioni militari a Gaza sia un mezzo di pressione sulle trattative. Il Times of Israel, citando una fonte, sostiene che i negoziatori di Hamas a Doha non riescano a mettersi in contatto con i leader dell’organizzazione nella Striscia dalla fine della scorsa settimana, ostacolando l’avanzamento dei colloqui su cessate il fuoco e ostaggi.

ABU MAZEN CHIAMA IL PAPA –  Il presidente dello Stato di Palestina, Abu Mazen (Mahmoud Abbas), ha telefonato stamani a Leone per metterlo al corrente dei recenti sviluppi del conflitto a Gaza e in Cisgiordania. Il Pontefice ha rinnovato “l’appello al pieno rispetto del Diritto Internazionale Umanitario, sottolineando l’obbligo di proteggere i civili e i luoghi sacri e il divieto dell’uso indiscriminato della forza e del trasferimento forzato della popolazione”.

Considerata la drammatica situazione umanitaria, e’ stata “enfatizzata l’urgenza di prestare soccorso a chi è maggiormente esposto alle conseguenze del conflitto e di permettere l’ingresso adeguato di aiuti umanitari”. Aiuti che la Chiesa, senza sosta, cerca di far entrare nella Striscia ma il dramma di Gaza sembra inarrestabile. Padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, ferito nell’attacco israeliano di venerdi’ scorso, ha raccontato al Sir come sia grave la situazione. Nonostante la Chiesa “stia cercando in tutti i modi di far arrivare aiuti” la “stragrande maggioranza della popolazione non ha nulla: ne’ cibo, ne’ acqua”. “In questi giorni, ad esempio, la temperatura percepita e’ di 42 gradi. La gente e’ stremata, disperata, e i bombardamenti continuano”. “La vita e’ spezzata”, ha continuato il sacerdote missionario argentino. “Eppure – ha sottolineato -, in questo buio, brilla ancora una luce: la fede della nostra gente”. “Il mondo intero deve capire che la guerra non puo’ avere l’ultima parola”.

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