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Il carcere della Dogaia di Prato

Prato, carcere della Dogaia: 33 indagati su droga, telefonini e rivolta. E indagini sull’ultimo suicidio

Il carcere della Dogaia di Prato
Il carcere della Dogaia di Prato

PRATO – Sono 33 gli indagati dell’inchiesta della Procura di Prato sul carcere della Dogaia. Che vede coinvolte 33 persone – tra detenuti e presunti complici esterni – accusate di aver introdotto illecitamente cellulari di ultima generazione, smartwatch, microtelefoni e schede sim all’interno della struttura. Gli apparecchi, tra cui modelli Apple, Samsung, Xiaomi, Foyu e L8Star, sono stati rinvenuti nei reparti di Alta e Media Sicurezza.

Come scrive in un comunicato il procuratore capo, Luca Tescaroli, nel carcere della Dogaia esiste “una realtà penitenziaria segnata da un pervasivo tasso di illegalità, dove la criminalità continua a muoversi e riorganizzarsi anche dietro le sbarre”.

Con questa premessa, Tescaroli ha illustrato i risultati della prima fase della complessa indagine all’interno dell’istituto penitenziario pratese “La Dogaia”. L’obiettivo dei detenuti indagati, fa capire la Procura, era mantenere comunicazioni con l’esterno e, presumibilmente, coordinare attività illecite. Non solo tecnologia: l’indagine ha rivelato anche due episodi di introduzione di sostanze stupefacenti – cocaina e hashish – all’interno del penitenziario. In un caso, la droga era occultata in contenitori di sugo con carne; in un altro, era nascosta direttamente nella camera di sicurezza. Tra gli indagati, due detenuti – uno italiano e uno macedone – per episodi di traffico.

Parallelamente, la Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a nove detenuti (di nazionalità albanese, marocchina, italiana e polacca), coinvolti nella rivolta del 5 luglio scorso, all’interno della stesso carcere. Alla rivolta prese parte anche un detenuto rumeno, deceduto il 18 luglio in regime di isolamento per arresto cardiaco.

Le cause del decesso sono ancora oggetto di accertamenti tecnici, ma l’autopsia ha confermato l’arresto cardiaco come causa iniziale, escludendo l’ipotesi dell’omicidio. Intanto, il traffico di droga all’interno dell’istituto sembra non conoscere sosta. Solo negli ultimi giorni sono stati rinvenuti diversi quantitativi di hashish e cocaina: il 17 luglio, cinque grammi di hashish divisi in dieci dosi in una cella; il 19 luglio, quaranta grammi nascosti in un frigorifero; e oggi stesso, altri cinque grammi celati tra gli abiti contenuti in un plico destinato a un detenuto.

La Procura sottolinea la necessità di informare l’opinione pubblica su quanto accade nella struttura pratese, “per la particolare rilevanza e il disvalore dei fatti” e per ribadire che l’attenzione degli inquirenti sul fenomeno resta alta.

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