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Ucraina, Trump: “Deluso da Putin. Ha 10-12 giorni per la tregua. Non ci parlo più”

Donald Trump

WASHINGTON – Ultimatum a Putin. Donald Trump ha annunciato la riduzione da 50 a 10-12 giorni, a partire da subito, l’ultimatum lanciato alla Russia per arrivare alla pace con l’Ucraina prima di ricorrere a sanzioni secondarie contro Mosca e i suoi partner.

“Sono deluso da Putin”, ha affermato il presidente americano, sottolineando di non essere più interessato a parlare con il suo omologo russo. “Grazie al presidente Trump per essere rimasto fermo e aver trasmesso un chiaro messaggio di pace attraverso la forza”, ha reagito subito sui social il consigliere presidenziale ucraino Andriy Yermak. “Quando l’America guida con forza, gli altri ci pensano due volte”, ha aggiunto. Ma l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha evocato addirittura lo spettro di un possibile scontro militare tra Russia e America.

“La Russia non è Israele e nemmeno l’Iran”, ha scritto su X Medvedev, attuale vice segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale. “Ogni nuovo ultimatum di Trump è una minaccia e un passo verso la guerra, non tra la Russia e l’Ucraina, ma con il suo stesso Paese”, ha aggiunto. Per poi concludere con un invito al tycoon a non incamminarsi “sulla strada di Sleepy Joe”. Cioè l’ex presidente Usa Joe Biden, così chiamato dal suo successore. Il nuovo ultimatum è stato lanciato da Trump alla fine di un colloquio con il premier britannico Keir Starmer in Scozia. L’inquilino della Casa Bianca ha detto di aver creduto “più volte” nel recente passato di poter essere vicino a “una soluzione” per mettere fine alla guerra in Ucraina.

“E poi Putin prende e lancia missili contro città come Kiev, facendo molti morti in una casa di riposo o dove sia”, ha aggiunto. Le stesse parole, più o meno, usate quando il 14 luglio aveva dato a Mosca un ultimatum di 50 giorni, minacciando “dazi molto severi”, al “cento per cento”, se non si fosse raggiunto un accordo in quel lasso di tempo.

La Casa Bianca aveva spiegato che il presidente si riferiva a sanzioni secondarie in forma di dazi non solo contro l’export russo verso gli Usa (molto limitato), ma soprattutto contro i Paesi che continuano a comprare il petrolio russo, prime fra tutte quindi la Cina e l’India. La Russia, tuttavia, non dà segnali di volere fermarsi. Le sue richieste per porre fine ai combattimenti sono “indiscutibili”, ha detto il ministro degli Esteri Serghei Lavrov.

Ed esse comprendono la rinuncia di Kiev a entrare nella Nato e il riconoscimento come territorio russo delle quattro regioni finora parzialmente occupate (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson), oltre alla Crimea. E il ministero della Difesa ha rivendicato la conquista nelle ultime 24 ore di altri due villaggi nella regione orientale di Donetsk. Il dicastero di Mosca ha aggiunto che nella notte tra domenica e lunedì, nei bombardamenti effettuati sull’Ucraina con droni e missili lanciati da aerei, compresi gli ipersonici Kinzhal, sono state colpite “infrastrutture di un aeroporto militare, un deposito di munizioni, armamenti missilistici e componenti per la produzione di droni”.

Le autorità ucraine parlano invece di feriti tra i civili. In particolare, 13 nel quartiere Darnytsia a Kiev, tra i quali una bambina di due anni e un bambino di tre. La compagnia aerea russa Aeroflot è stata intanto costretta a cancellare oltre 50 voli a causa di un attacco hacker al suo sistema informatico, secondo quanto riferito dalla Procura generale. Un procedimento penale è stato aperto per “accesso non autorizzato a dati informatici” della compagnia.

La stessa Aeroflot non ha confermato ufficialmente l’attacco, che è stato rivendicato congiuntamente da un gruppo di hacker ucraino, Silent Crow, e uno bielorusso, Cyber Partisans. Secondo i due gruppi, si è trattato di una “operazione su larga scala” preparata “per lungo tempo” che ha portato alla “compromissione completa” del sistema informatico della compagnia aerea. “Informazioni piuttosto allarmanti”, secondo quanto ha ammesso il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

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