Disforia di genere: ok del Cdm a Ddl per uso farmaci

ROMA – Dopo oltre un anno dall’istituzione del Tavolo tecnico di approfondimento in materia di trattamento della disforia di genere, composto da 29 esperti, – istituito a metà maggio dello scorso anno con un decreto ministeriale firmato da Orazio Schillaci (Salute) ed Eugenia Roccella (Famiglia, Natalità e Pari opportunità) – arriva oggi il via libera dal Cdm al disegno di legge recante disposizioni “per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”, il riferimento è alla triptorelina.
Il Ddl – che prevede l’attivazione di un registro sull’utilizzo degli ormoni e dei farmaci bloccanti la pubertà nel trattamento della disforia di genere dei minori – potrebbe mettere la parola fine alla lunga vicenda cominciata all’inizio del 2024 quando il centro che si occupa dei casi di disforia di genere all’ospedale Careggi di Firenze, dopo un’interrogazione del senatore Maurizio Gasparri, finì sotto la lente del ministero della Salute per l’uso dei bloccanti della pubertà che venivano somministrati ai minori impegnati nei percorsi di identità di genere – secondo l’accusa – senza accompagnamento psicologico e neuropsichiatrico.
L’ispezione del ministero della Salute e la relativa relazione hanno evidenziato rilievi e criticità rispetto a quanto si faceva al Careggi. Sui bloccanti della pubertà è stato interrogato dal ministero della Salute anche il Comitato nazionale di bioetica (Cnb), che lo scorso dicembre si è espresso raccomandando che le valutazioni cliniche siano “multidisciplinari e la prescrizione della triptorelina avvenga esclusivamente a seguito della constatata inefficacia di un percorso psicoterapeutico/psicologico, ed eventualmente psichiatrico. Il processo decisionale deve essere sempre ampiamente documentato in tutti i suoi passaggi”.
