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Salario minimo: governo impugna la legge Toscana voluta da Giani in vista del Campo largo con il M5S alle regionali

Eugenio Giani (foto Toscana Notizie)

FIRENZE – Vogliosi di lanciare un segnale Movimento 5 Stelle per fare il Campo largo anche in Toscana, il governatore Eugenio Giani e la maggioranza guidata dal Pd avevano approvato in Consiglio regionale una legge che garantiva “premialità” nelle gare pubbliche alle aziende capaci di garantire un salario minimo di almeno 9 euro l’ora. Ma il governo, ecco la notizia di giornata, ha deciso di impugnare la legge 30 del 18 giugno 2025 davanti alla Consulta.

Alcune disposizioni del provvedimento, secondo Palazzo Chigi, sono in contrasto con la normativa statale in materia di tutela della concorrenza e quindi violano l’articolo 117 della Costituzione. Dure le reazioni del Partito democratico, a partire dalla segretaria Elly Schlein che anche nei giorni scorsi aveva rilanciato la proposta del salario minimo per far ripartire la domanda interna. Quella del governo, dice, è una decisione “scandalosa”, “considerato che le famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese per le bollette alte e gli stipendi bassi”.

Tuttavia, assicura, “non solo continueremo a batterci perché in Parlamento torni la legge di iniziativa popolare su cui abbiamo raccolto oltre centomila firme, ma il salario minimo sarà centrale in tutti i programmi elettorali nelle regioni in cui andremo al voto”.

Una “netta contrarietà” che si rispecchia nelle parole del governatore toscano, Eugenio Giani, che vuole dare un segnale a tutto quel Campo largo che, ormai sembra scontato, lo dovrà sostenere nella corsa alla rielezione alla presidenza della Toscana.

Per il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, “il governo dopo aver abbattuto la proposta unitaria delle opposizioni, mette in discussione anche l’autonomia delle Regioni”, mentre la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra definisce quella di Palazzo Chigi una “decisione vigliacca”.

Per Avs interviene Nicola Fratoianni: “Si fosse trattato di una legge a favore delle banche o delle compagnie energetiche il governo Meloni non avrebbe fatto una piega” e parla di “destra nemica della povera gente e di chi fatica ad andare avanti”. In meno di un anno è la quarta volta che il governo impugna una legge toscana. La prima, nel settembre 2024, era stata per la normativa sui balneari che la Consulta ha poi dichiarato incostituzionale. A marzo era toccato al Testo unico sul turismo per la parte relativa agli affitti brevi e infine a maggio alla legge sul fine vita. Per questo i parlamentari toscani del Pd sottolineano il “rancore senza limiti”, di Meloni, che “tenta di affossare per l’ennesima volta le riforme della giunta Giani in Toscana”.

Ma il tentativo della Toscana sul salario minimo non era stato il primo: identica sorte era toccata alla legge della Regione Puglia, impugnata dal governo già a gennaio 2025.

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