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Meeting di Rimini: Meloni promette un “piano casa”, spinge le scuole paritarie e attacca i giudici

Giorgia Meloni al meeting di Rimini (Foto da CL)

RIMINI – Si prende il popolo di Comunione e Liberazione, Giorgia Meloni. Nei 50 minuti in cui parla dal palco del Meeting di Rimini Giorgia Meloni conquista tutti annunciando un nuovo piano per dare “case a prezzo calmierato” alle giovani coppie e rimettendo al centro “la famiglia”. Anche perché loda il format aperto al “confronto”, i tremila volontari che con “passione e sacrificio” permettono la realizzazione della kermesse – come la sua “Atreju” – e, non da ultimo, assicura che il governo lavorerà per garantire davvero la “libertà educativa”, intervenendo sulle scuole paritarie.

Meloni arriva ‘scortata’ da una folta rappresentanza del suo partito (tra chi era già a Rimini perché ha partecipato ai dibattiti e chi si è presentato apposta a supporto della leader, compreso Francesco Acquaroli, in piena campagna elettorale per il bis nelle Marche). Il suo discorso è punteggiato di citazioni ben note alla platea, da don Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, ai due papi Giovanni Paolo II e Leone XIV. E ha come filo conduttore quei “mattoni nuovi” di T.S Eliot che ispirano il titolo della kermesse.

A scaldare il pubblico, fin dal primo applauso con standing ovation che la commuove (mentre il presidente della Fondazione Meeting sta dicendo che anche chi non sta dalla sua parte ne riconosce “responsabilità e sincerità”), è subito il passaggio, piuttosto netto, che la premier fa su Gaza. Quando condanna le uccisioni dei giornalisti come “inaccettabili”, quando dice che ora Israele “è andato oltre” e ci sono troppe “vittime civili”. E pure quando sottolinea, con una stoccata nemmeno troppo velata alle opposizioni, che c’è chi “presenta le mozioni”, e chi agisce “salvando i bambini” della Striscia.

Il suo è un ritorno a Rimini, dopo quel passaggio nel 2022 poco prima di vincere le elezioni e varcare il portone di Palazzo Chigi. La prima donna presidente del Consiglio, “orgogliosa” che sotto il suo governo si stia registrando il “record” per l’occupazione femminile e che invita a promuovere un “cambiamento culturale” perché negli anni “troppi cattivi maestri” hanno smontato il ruolo della famiglia, arrivando a proporre “tesi deliranti” come il non mettere al mondo figli “perché inquinano”. Senza considerare pratiche come l’utero in affitto “che non hanno niente di moderno”. Applausi. E applausi anche quando, dopo avere elencato le misure già messe in campo a sostegno di chi i figli invece li fa e spiegato che arriverà il taglio delle tasse al “ceto medio”, promette di aiutare le giovani coppie con il problema abitativo, perché “senza una casa è più difficile costruirsi una famiglia”.

E’ il passaggio in cui la premier ringrazia Matteo Salvini, che sta lavorando con lei al nuovo Piano casa. L’incontro tra premier e vicepremier non si concretizza al Meeting, nonostante fosse attesissimo da fotografi e cameramen lo scatto dei due insieme, dopo settimane di tensioni tra alleati sulle banche e sulle tasse, e il caso diplomatico con la Francia per gli attacchi di Salvini ad Emmanuel Macron. Le agende – un po’ pasticciate il giorno prima – non permettono uno scambio faccia a faccia, ma c’è stata una telefonata in cui si danno appuntamento a Roma già domani, fanno subito sapere da entrambi gli entourage.

Nessun dissidio, nessun attrito, “ci sentiamo sempre”, assicura Salvini bollando le ricostruzioni come “guardonismo estivo”. A lei non c’è modo di chiederlo, scappa via senza rispondere ai tentativi dei cronisti di sapere, tra l’altro, se abbia avuto modo di sentire il presidente francese in questi ultimi giorni. I dossier aperti, Salvini a parte, restano tanti a partire dalla situazione in Ucraina, su cui a ridosso del Consiglio dei ministri dovrebbe fare un punto con i ministri competenti.

Dopo tre anni e mezzo di guerra, ripete davanti alla platea del Meeting, si aprono “spiragli” per un negoziato e sul tavolo, come proposta verso la pace, c’è quella italiana di garanzie per Kiev modello art.5 della Nato. Un fatto di cui essere “orgogliosi” e che testimonia un’Italia tornata a contare, insiste Meloni. Che concorda invece con Mario Draghi sul rischio di “irrilevanza” dell’Unione europea se non saprà cambiare. Molte delle critiche, puntualizza peraltro Meloni, le ha formulate lei stessa venendo a sua volta “aspramente criticata anche da chi oggi si spella le mani”.

Ma sono altri i passaggi più ruvidi. Quando dice “con chiarezza” che non ci sarà “giudice, politico o burocrate” che potrà impedire all’esecutivo “di fare rispettare le leggi” per governare l’immigrazione illegale. O quando assicura che la riforma della giustizia sarà portata a termine “nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati”. Parole che scatenano l’immediata risposta dell’Anm: non c’è “volontà” di “svolgere attività di opposizione politica” o di “ostacolare l’esercizio delle prerogative e dei poteri dell’esecutivo” ma i magistrati, scandisce il presidente dell’associazione Cesare Parodi, “applicano le leggi”.

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