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Elezioni regionali, Tomasi: “Toglierò l’addizionale Irpef. La sanità toscana non deve più avere il disavanzo strutturale”

Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia: sfida Giani alla presidenza della Regione Toscana

Il suo cavallo di battaglia è la ristrutturazione del bilancio regionale, puntando soprattutto all’eliminazione del disavanzo della sanità. Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia e ora candidato alla presidenza della Regione Toscana per il centrodestra, annuncia: “Se sarò eletto presidente della Regione farò “di tutto per togliere l’addizione Irpef, perché è la prova del disavanzo strutturale della sanità toscana”.

Durante una conferenza stampa convocata all’ingresso di Careggi, Tomasi ha aggiunto: “Il disavanzo è strutturale perché si ripete ogni anno. Ma così il sistema collassa”, visto che “i costi della sanità tenderanno ad aumentare. Quindi, o si fa la caccia a ogni spreco fino all’euro, oppure salta il sistema perché la popolazione invecchia e le famiglie si sono modificate: sono più numerose ma più ridotte, quindi con meno caregiver e figli che assistono gli anziani”.

Secondo il sindaco di Pistoia, che ora vuole diventare governatore della Toscana, serve un piano “per aggredire ogni spreco nella sanità. Attraverso la riorganizzazione dei costi: da quelli energetici, all’appropriatezza delle prescrizioni delle cure e dei farmaci, alla prevenzione per portare le persone in salute in vecchiaia, alla buona alimentazione, fino ad arrivare a processi organizzativi interni dove ci sono eccellenze da copiare, altre cose da correggere”.

Il rischio, secondo Tomasi, è che possa “saltare il sistema: 200 milioni all’anno fa un miliardo in 5 anni”. Quella dei conti, in pratica, “è la sfida vera” e va portata avanti “con riforme strutturali”. Tomasi punta anche il dito sulle prospettive che l’assessore regionale Simone Bezzini e il governatore, Eugenio Giani, hanno tracciato sulle cure territoriali, disegnando una Toscana con 140 tra case e ospedali di comunità.

E attacca: “Hanno avuto 5 anni di tempo, ma ricordo che il piano socio-sanitario è stato approvato un mese fa. Ai grandi numeri, come le 140 strutture di comunità rispondo: con quale personale si attiveranno? Ed è l’unica soluzione? Perché in alcune aree le case di comunità funzionano bene, in altre non funzionano. Non vorrei, cioè, procedere per spot e grandi numeri, perché i grandi numeri vanno adattati ai territori e al personale: agli infermieri e ai medici”.

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