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Csm: due toghe non votano il nuovo presidente della Cassazione. Polemiche sulla scelta del successore di Margherita Cassano

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Il primo presidente di Cassazione Margherita Cassano, e il Procuratore Generale di Cassazione, Luigi Salvato all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025

ROMA – Due togati indipendenti, Roberto Fontana e Andrea Mirenda, hanno annunciato che si asterranno dal voto, domani 4 settembre 2025, nel plenum straordinario del Csm, per la nomina del primo presidente della Corte di Cassazione. Una mossa che potrebbe assottigliare il divario fra i due nomi in lizza per il successore di Margerita Cassano (il cui mandato scade il 9 settembre), ossia Pasquale D’Ascola e Stefano Mogini.

Appare dunque in salita la possibilità di raggiungere l’unanimità al plenum presieduto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella che avrebbe preferito un voto compatto. Il favorito D’Ascola potrebbe così passare per una manciata di voti, forse addirittura uno. Una scelta quella dei due togati per protestare contro il meccanismo delle nomine previsto dal Testo unico che, a loro dire, “ripropone all’infinito le logiche degli accordi”.

“Una battaglia per la legalità e la trasparenza – spiega Mirenda che attacca – Avete deciso di non raccogliere le indicazioni del capo dello Stato per l’unitarietà? E’ una battaglia tra voi correnti, la cosa migliore è dire ‘io non ci sto'”.

“La nostra posizione non ha nulla a che vedere con la qualità dei candidati, tutti eccellenti”, spiega Fontana in una conferenza stampa. Un gesto “clamoroso” lo definiscono per dare un “segnale forte”. “E’ evidente che la nostra astensione non impedirà la nomina – affermano -. Ma preferiamo tirarci fuori”.

In ogni caso sarà una sfida tra candidati con curriculum di alto livello per esperienza e prestigio. D’Ascola arriva con in dote quattro dei sei voti della quinta commissione, quella cioè competente sugli incarichi direttivi. Con l’attuale vice di Cassano – la prima presidente donna nella storia della Suprema Corte – sono schierati i togati di sinistra Maurizio Carbone di Area e Mimma Miele di Magistratura democratica, Michele Forziati di Unicost e il laico di minoranza Ernesto Carbone.

Mogini, segretario generale della Cassazione, ha ricevuto invece il sostegno della consigliera laica in quota Lega, Claudia Eccher, e del togato di Magistratura Indipendente, Eligio Paolini, diventando così espressione dell’area più conservatrice.

Considerato dunque il voto in commissione, in leggerissimo vantaggio al momento per l’elezione alla guida degli ermellini dovrebbe esserci D’Ascola, calabrese di 67 anni con un passato da giudice a Verona prima di trasferirsi a piazza Cavour come componente del Massimario (l'”ufficio studi” della Suprema Corte) e poi come presidente della Seconda sezione civile.

Mogini, suo coetaneo, è stato invece capo di gabinetto al ministero della Giustizia sotto il secondo governo Prodi, con Clemente Mastella come Guardasigilli. Ha svolto anche il ruolo di magistrato di collegamento all’ambasciata italiana a Parigi e di esperto giuridico alla Rappresentanza permanente d’Italia all’Onu.

Intanto si è insediato oggi, 3 settembre 2025, a Palazzo Bachelet (dopo l’approvazione unanime da parte del plenum della delibera di convalida dei titoli) Daniele Porena, il consigliere laico eletto lo scorso 5 agosto dal Parlamento in seduta comune. Con il suo ingresso il plenum torna quindi al completo, dopo le dimissioni a giugno di Rosanna Natoli. 

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