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Ucraina, Putin a Zelensky: “Venga a Mosca”. La parata di Xi e l’abbraccio con Kim. Intanto i “volenterosi” si riuniscono a Parigi

Vladimir Putin

PECHINO – La straordinaria parata di Xi, vestito da Mao, con i laser, i droni, i missili capaci di colpire gli Stati Uniti. Poi l’abbraccio con il nordcoreano Kim. Infine, un Putin, scatenato e galvanizzato, ha lanciato la sfida: “Vedo una luce in fondo al tunnel, se prevarrà il buonsenso la pace sarà possibile”. Quindi minaccia: “Se non sarà raggiunto un accordo di pace, l’esercito russo continuerà a combattere per risolvere tutti i compiti militarmente”.

Dichiara che, “se è pronto”, Volodymyr Zelensky, “può venire a Mosca” e sostiene di non aver “mai escluso la possibilità” di un faccia a faccia di questo tipo col presidente ucraino. Ma allo stesso tempo si chiede se “questi incontri abbiano un senso” e la proposta di un vertice nella capitale russa – che Kiev ha subito bocciato definendola “inaccettabile” – non è esattamente un invito a discutere in una sede neutrale.

Da Pechino Putin lancia messaggi come minimo ambigui sulla guerra in Ucraina, che intanto continua in tutta la sua violenza. Il presidente russo loda l’amministrazione Trump sostenendo che abbia “un sincero desiderio di trovare una soluzione” al conflitto, ma ripete che le truppe russe starebbero “avanzando in tutte le direzioni”. E intanto – in un’intervista al giornale indonesiano Kompas – il suo ministro degli Esteri Sergey Lavrov afferma che, “affinché la pace sia duratura, devono essere riconosciute” quelle che definisce “le nuove realtà territoriali”: cioè il controllo del Cremlino su quelle regioni ucraine che Mosca sostiene di aver annesso, alcune delle quali solo in parte occupate dalle forze d’invasione russe.

Quella di Putin sembra una sfida a Zelensky, che da tempo si dice pronto a un incontro col presidente russo. “Putin continua a giocare con tutti avanzando proposte palesemente inaccettabili”, replica Kiev commentando l’ipotesi di un incontro a Mosca e sostenendo che le alternative non manchino: “Austria, Vaticano, Svizzera, Turchia e tre Paesi del Golfo” si sarebbero già detti disponibili a ospitare i colloqui, secondo il capo della diplomazia ucraina, Andrii Sybiha.

Di certo, Putin non sembra avere intenzione di contrariare Trump: “Il presidente degli Stati Uniti non è privo di umorismo”, dice minimizzando sulle dichiarazioni in cui The Donald ha usato la parola “cospirare” riferendosi ai leader di Cina, Russia e Corea del Nord. L’inquilino della Casa Bianca, che proprio il giorno prima si era detto “molto deluso” da Putin, ribatte che la guerra in Ucraina “deve essere risolta in un modo o nell’altro” e che intende parlare col leader del Cremlino “nei prossimi giorni”.

E mentre Parigi si prepara a ospitare un vertice dei cosiddetti “Volenterosi”, e Trump pare minacciare ancora una volta possibili nuove sanzioni contro Mosca (“se saremo scontenti vedrete accadere delle cose”, dice), i fari restano tutti puntati sulla Cina, dove Putin, Xi Jinping e Kim Jong-un erano assieme sul palco ad assistere a una parata in pompa magna dell’esercito cinese.

Finita la parata, Putin mostra al mondo i rapporti sempre più stretti col regime nordcoreano. L’incontro a Pechino – stando ai media russi – è durato due ore e mezza. Putin ha fatto salire Kim Jong-un sulla sua auto presidenziale e ha raggiunto con lui il luogo dei colloqui, proprio come aveva fatto lunedì col premier indiano Narendra Modi al vertice Sco di Tianjin. Poi ha ringraziato il dittatore per aver inviato i suoi soldati – 15.000 secondo Seul – a combattere contro quelli ucraini. E ha dato fiato alle trombe della sua propaganda sostenendo che Russia e Corea del Nord “lottino insieme contro il nazismo moderno”, cioè ribadendo la tesi, considerata del tutto infondata dalla stragrande maggioranza degli analisti, secondo cui il governo di Kiev sarebbe “neonazista”.

“Se c’è qualcosa che possiamo fare per aiutare la Russia, lo faremo sicuramente e lo considereremo nostro dovere fraterno”, gli ha risposto Kim Jong-un citando il trattato di partenariato strategico tra Mosca e Pyongyang che prevede anche un cosiddetto “patto di mutua difesa”. Poi ha incassato un abbraccio e l’invito in Russia da parte dello zar.

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