
Lisbona, funicolare deragliata: i morti salgono a 17. Ferita una turista italiana

LISBONA – E’ salito a 17 il bilancio delle vittime dell’incidente sull’Elevador da Gloria, la popolare funivia di Lisbona, in seguito alla morte di due dei feriti la scorsa notte. Lo ha riferito un portavoce della protezione civile portoghese.
La stessa fonte ha precisato che tra le vittime ci sono sette uomini e otto donne. Il totale dei feriti è invece di 23, ma non si hanno dettagli sulle condizioni in cui tutti versano. Di questi, 11 sono stranieri. Tra i feriti c’è anche un’italiana che ha riportato una frattura a un braccio.
L’italiana ferita è originaria di L’Aquila, secondo quanto scrive il quotidiano Il Centro. Nell’edizione odierna si legge che, secondo l’Ambasciata italiana, l’italiana sarebbe una ricercatrice, passeggera, insieme al figlio nel vagone posteriore della funicolare, immediatamente prima di quello coinvolto nello schianto. Nell’impatto la donna è rimasta lievemente ferita e alcune persone le sono cadute addosso per il contraccolpo. Illeso il figlio.
AGGIORNAMENTO DELLE 18.55
Stefania Lepidi, ricercatrice aquilana dell’Ingv, racconta le ore di sgomento e paura vissute durante l’incidente della funicolare avvenuto nella capitale portoghese, nel quale è rimasta coinvolta insieme al figlio di 25 anni.
“C’è stato il boato della cabina dietro la nostra, che si è staccata ed è andata a schiantarsi contro una casa accanto, distruggendosi quasi completamente”, ricorda Lepidi, l’unica italiana rimasta coinvolta. “Noi eravamo nell’altra cabina, che è precipitata all’indietro in caduta libera, fino a sbattere violentemente sul fine corsa”, aggiunge. Attimi di terrore, poi il silenzio. “Mi sono ritrovata a terra, con forti dolori, sul cemento, sopra una pozza di sangue – le sue parole -. Sono rimasta lì, stesa, per oltre due ore, in attesa che i soccorsi potessero occuparsi di me. Le priorità erano altre: vedevo passare accanto a me i vigili del fuoco all’opera, barelle, tenaglie, coperte, persone ferite e corpi da estrarre dalle macerie”.
“Più volte i soccorritori si sono avvicinati per accertarsi delle mie condizioni, mi dicevano di avere pazienza – ricorda ancora la ricercatrice -. C’era chi era stato molto più sfortunato di me e stavano facendo di tutto per salvarlo”. Ore lunghissime, segnate dal dolore e dal ricordo: “ho rivissuto il trauma del terremoto dell’Aquila del 2009. Quella notte ero lì, nella mia città, e anche quella volta la mia famiglia fu fortunata, ma assistemmo a tutta la tragedia e alle perdite intorno a noi”.
