Flotilla: equipaggi fermati dalla marina israeliana. Tajani: “Saranno espulsi e rimpatriati in due giorni”. Piazze mobilitate

ROMA – Sono le 21 del primo ottobre 2025, in Italia, quando le telecamere, che in contemporanea trasmettono un video delle dirette della navigazione della Flotilla, cominciano a spegnersi con le prime manovre di abbordaggio dei soldati: in meno di un’ora le connessioni cadono man mano, formando sul display una scacchiera che porta fino al nero totale dello schermo.
Si chiude così il sipario sul braccio di ferro tra la Sumud Flotilla e Israele, dopo una giornata passata dagli attivisti a guardare l’orizzonte per capire quando sarebbe spuntato il blocco navale delle forze speciali, arrivato al largo di Gaza ad appena 70 miglia dalla Striscia. Le navi militari hanno prima affiancato gli equipaggi per poi salire su alcune imbarcazioni fermando gli attivisti: loro, che aspettavano sul ponte con i giubbotti di salvataggio, non hanno reagito.
Le forze israeliane hanno isolato la nave ‘madre’ della flotta, l’Alma, e poco prima delle 21 italiane, sono salite a bordo procedendo con il fermo del membri dell’equipaggio. Una accelerazione nelle operazioni che era, quindi, attesa. Tocca al ministro degli esteri, Antonio Tajani, spiegare quale sarà – con ogni probabilità – la strategia delle autorità locali per gli attivisti coinvolti nella missione.
“Abbiamo dato mandato all’ambasciata a Tel Aviv e ai consolati di Gerusalemme – spiega il capo della Farnesina – di assistere tutti gli italiani che verranno portati nel porto di Ashdod ma poi verranno espulsi, credo ci sarà un volo che li accompagnerà in Europa insieme agli altri entro un paio di giorni”: un tempo più lungo visto che in Israele si celebra lo Yom Kippur fino a giovedì sera. Dal canto suo il ministro della Difesa, Guido Crosetto spiega che la Flotilla non è stata oggetto di un “attacco ma di un blocco” augurandosi che “tutto avvenga con calma e razionalità, senza che ci sia alcun problema”.
L’epilogo del viaggio della flotta umanitaria è cominciato a notte fonda con l’ultimo alert della fregata Alpino della Marina italiana che, prima di fermarsi, aveva diramato il secondo e ultimo avviso ufficiale a tutte le imbarcazioni al limite delle 150 miglia nautiche dalle coste di Gaza. Quello è stato il punto di non ritorno: da lì in poi erano soli, proseguendo nessuno degli attivisti avrebbe più potuto decidere di salire a bordo della nave militare italiana. Da allora è cominciata la traversata più difficile verso la zona ad alto rischio, da subito piena di pericoli.
I primi segnali della presenza dell’Idf sono stati avvertiti fin da subito, nel buio pesto, intorno alle tre del primo ottobre a 120 miglia dalla meta. In campo sono intervenuti circa 1.200 uomini dello Shayetet 13, le forze speciali navali di Israele, mentre altri 600 erano a terra: vista la ricorrenza ebraica hanno tutti avuto il permesso del rabbinato per entrare in azione.
“Imbarcazioni non identificate si sono avvicinate nella notte a diverse nostre barche, alcune anche con luci spente, per poi allontanarsi”, segnalavano gli equipaggi: movimenti tattici dei soldati, che sarebbero serviti alle forze israeliane per prendere le misure dei natanti e identificare le potenziali capacità offensive delle persone a bordo. Le imbarcazioni Sirius e Alma, sulla quale viaggiava anche uno degli attivisti già arrestati durante l’abbordaggio del luglio scorso, Tony La Piccirella, sono quelle finite da subito nel mirino degli Shayetet 13, che alcune ore prima avevano lanciato un attacco informatico ai dispositivi di navigazione: il capitano di una delle due imbarcazioni in testa alla flotta ha evitato una collisione frontale, con le comunicazioni di bordo disattivate a distanza mentre la nave da guerra procedeva vicina per diversi minuti.
Sirius e Alma sarebbero poi state le prime ad essere abbordate da gommoni e battelli militari armati e a luci spente con cannoni e fucili a prua. Poi mano mano è stato il turno di tutte le barche. Alcune saranno necessariamente affondate: finiranno nei fondali del Mediterraneo, un cimitero di barche umanitarie arrivate a un soffio nautico dalla disperazione di Gaza.
TAJANI – Potrebbero essere necessari un paio di giorni perché i attivisti della Flotilla fermati dalle forze militari israeliane siano espulsi e possano rientrare in Italia. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
“Siccome c’e’ lo Yom Kippur, che come è sapete è una festa che impedisce agli ebrei di fare qualsiasi cosa, i marinai hanno avuto un’autorizzazione speciale ad agire, entro un paio di giorni dovranno essere imbarcarti su un aereo e riportati in Europa”.
Ancora Tajani: “Le regole di ingaggio della marina israeliana sono molto chiare: nessun atto di violenza nei confronti delle persone che sono a bordo delle navi” della Global Sumud Flotilla. Queste sono disposizioni molto chiare che hanno avuto dal governo. L’obiettivo è quello di imbarcarli tutti (gli attivisti, Ndr) su una nave, di portarli probabilmente al porto di Ashdod. L’operazione durerà probabilmente fino a mezzanotte o l’una, poi, molto lentamente, si procederà verso Ashdod, le navi andranno a cinque-sei nodi l’ora perché dovranno trainare tutte queste imbarcazioni della flottiglia”.
CROSETTO – “Non lo chiamerei attacco, lo chiamerei blocco”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, parlando dell’abbordaggio della Flotilla da parte delle navi israeliane. Riguardo alla possibilità che l’azione della Flotilla possa in qualche modo influenzare il piano americano per Gaza, il ministro ha risposto: “Non penso influenzi nulla”.
PIAZZE MOBILITATE – La Cgil, attraverso Landini, minaccia lo sciopero generale. Il governo, per bocca di Matteo Salvini, replica: “Non lo permetteremo”.
Intanto si mobilitano le piazze. A Roma la stazione Termini è presidiata dalle forze dell’ordine per il timore di manifestazioni spontanee e improvvise di collettivi e studenti che sostengono la missione della Global Sumud Flotilla. L’accesso alla stazione è contingentato e può passare i varchi solo chi è in possesso di un documento di viaggio. Anche a Milano, alcuni attivisti vorrebbero entrare nella stazione. La polizia vigila.
