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Pro Pal a Roma: “Siamo un milione”. Scontri: auto e cassonetti in fiamme. 15 fermati. Imbrattata statua Woytila. Ira di Meloni

La manifestazione di Roma (Foto CGIL)

ROMA – Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per alcune ore a Roma gridando ‘Stop al genocidio’ lungo il percorso prestabilito, da Porta San Paolo a San Giovanni. Al calar del sole, si è però staccato un gruppo di alcune centinaia di incappucciati che hanno deviato il percorso per avvicinarsi ai palazzi istituzionali. Quindi scontri, barricate, cassonetti in fiamme e anche un’auto incendiata.

Le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, hanno a più riprese utilizzato lacrimogeni per disperdere i manifestanti che lanciavano verso di loro bottiglie di vetro e petardi. Saranno circa duecento gli identificati per i disordini. Per la Questura si tratta di appartenenti ai collettivi antagonisti. Al momento sono una quindicina i fermati, la cui posizione è ora al vaglio.

Ad esprimere un “sentito ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro straordinario svolto in questi giorni complessi, nonostante abbiano dovuto fronteggiare aggressioni, lanci di oggetti e tentativi organizzati di scontro” è stata la premier Giorgia Meloni. “La mia vicinanza va a tutti gli agenti rimasti feriti – ha detto – la loro professionalità e il loro coraggio rappresentano un presidio indispensabile per la sicurezza della nostra Nazione”.

E nella Capitale tutto è nato nel tardo pomeriggio, quando due spezzoni si sono staccati dal corteo pacifico. Un primo gruppo è stato bloccato a Santa Maria Maggiore, dove è entrato in azione un mezzo idrante e ci sono state manganellate per circoscriverli in un angolo della piazza. Una donna, ferita, è stata portata via in ambulanza. L’altro spezzone è stato intercettato nella vicina via Lanza. Poi il fronte si è ricompattato sul lato di via Merulana dando vita a scene di guerriglia urbana.

Dopo un fitto lancio di fumogeni e bottiglie, è stata danneggiata e data alle fiamme una macchina. Sono intervenuti i vigili del fuoco per spegnere le fiamme ormai alte tra i palazzi vicini. I disordini sono proseguiti fino a piazza Vittorio, tra le macchine in transito. C’è stato anche un lancio di bottiglie contro le finestre della sede di Casapound da cui sono stati lanciati oggetti verso i manifestanti in strada. La polizia ha azionato nuovamente e a più riprese gli idranti per disperdere i violenti. E durante i disordini è stato arrestato il flagranza un manifestante che avrebbe aggredito un agente. Nel bilancio anche la vetrina di un Carrefour in via Labicana infranta. A scatenare le violenze una minoranza che si è unita a una ‘marea umana’ che sfilava in un corteo che si è svolto inizialmente in modo pacifico. Duecentocinquantamila le persone secondo le persone e un milione per gli organizzatori. “Roma è bloccata. Siamo un milione di persone per la Palestina. Abbiamo bloccato tutto. L’Italia sa da che parte stare” avevano detto i promotori a metà pomeriggio, prima dei disordini. “Stop complicità con Israele contro occupazione e genocidio, con la resistenza Palestinese” è stato scandito più volte. Tra le migliaia di bandiere che sventolavano in piazza anche qualcuna di Hamas e di Hezbollah. Diversi i cori contro Israele e il governo. “Il 7 ottobre giornata della Resistenza palestinese”, recitava uno striscione. E l’attenzione per la manifestazione era altissima da giorni, in particolare per isolare eventuali infiltrati violenti. E’ stato predisposto un piano di sicurezza ‘imponente’ con duemila agenti delle forze dell’ordine impiegati. Il piano sicurezza è scattato stamattina e sono stati controllati ai caselli autostradali oltre cento pullman in arrivo nella Capitale. Su due di questi e su un’auto sono stati sequestrate aste metalliche, bastoni e maschere antigas. Identificati a Colle Oppio anche cinque minorenni trovati in possesso di caschi, fumogeni, bottiglie in vetro e bombolette spray.

WOYTILA – Una scritta “fascista di m…” accompagnata dal simbolo della falce e martello. Imbrattata la statua di papa Giovanni Paolo II, a pochi metri dall’ingresso principale della stazione Termini a Roma. A notare la frase, scritta in nero all’interno del mantello del monumento che ritrae Wojtyla, sono stati i carabinieri al termine del presidio a sostegno della popolazione palestinese allestito lo scorso 26 settembre.

I militari hanno attivato subito le procedure per la rimozione delle scritte e avviato accertamenti per risalire ai responsabili. Al vaglio le telecamere di videosorveglianza di zona. Un episodio che ha sollevato lo sdegno della premier Giorgia Meloni. “Dicono di scendere in piazza per la pace, ma poi oltraggiano la memoria di un uomo che della pace è stato un vero difensore e costruttore” attacca la presidente del Consiglio, definendolo “un atto indegno commesso da persone obnubilate dall’ideologia, che dimostrano totale ignoranza per la storia e i suoi protagonisti”.

Sulla stessa scia il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Non ci sono parole per condannare la profanazione della statua di San Giovanni Paolo II da parte di estremisti di sinistra in occasione dello sciopero e della manifestazione di questi giorni. Basta odio! Basta cattivi maestri!” tuona Tajani.

Mentre per il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri queste sono le “conseguenze delle iniziative e del linguaggio di Landini e capetti vari della sinistra”. Secondo Gasparri “è gente che merita soltanto disprezzo. Parlano di pace e oltraggiano la figura di un santo come Wojtyla”.

Ad intervenire anche la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella: “L’ideologia è cieca e inconsapevole, non conosce il passato e non sa capire il presente – afferma -. Impedisce, per esempio, di vedere dove stiano oggi i reali sforzi per la pace in Medio Oriente e dove le strumentalizzazioni politiche, e di sapere chi nel passato ha lottato per la libertà e la pace, con coraggio e fermezza, come l’immenso papa Wojtyla”. Per il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, invece, imbrattare la statua di Giovanni Paolo II, è “un atto incivile che dimostra solo la volgare ignoranza di chi l’ha compiuto”.

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