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Leopolda, Renzi: “Nasce Casa riformista, ma Italia Viva resta come partito”. Il modello? “Sammy Basso”

Matteo Renzi (foto dai suoi profili social)

FIRENZE – Italia Viva contribuirà a dar vita a “Casa riformista” e non si scioglierà come partito. Lo ha precisato Matteo Renzi parlando con i giornalisti al termine del suo intervento alla Leopolda 13. “Senza Italia Viva non c’è ‘Casa riformista’, che è un contenitore dove ci sono Italia Viva, i sindaci e tutti gli altri. Italia Viva rimane come partito”.

“Il modello non sia Putin o Xi Jigpin ma Sammy Basso”. Così il leader Iv Matteo Renzi ha concluso il suo discorso di chiusura della Leopolda. “Sammy Basso scriveva ‘ho vissuto la mia vita felicemente, senza eccezioni e l’ho vissuta da semplice uomo, con i momenti di gioia e quelli difficili’ Un anno fa ci lasciava e penso che questo sia il vostro modello. Non Putin, non Xi Jinping, non i grandi leader che vogliono l’immortalità, ma un ragazzo di ventotto anni che vi invita a essere felici, a essere veri, a superare i momenti di difficoltà. Se questa Leopolda è servita a darvi un segnale in questa direzione, io e tutti noi non possiamo dirci che siamo felici”. 

“Io prometto di smettere di attaccare la Meloni, in cambio chiedo al governo di smettere di rimpatriare criminali, mafiosi e terroristi con volo di Stato dopo aver fatto quello che hanno fatto, come hanno fatto con Almastri. Vogliamo sapere la verità”. Lo ha detto il leader di Italia viva, Matteo Renzi, nel suo discorso chiusura alla kermesse della Leopolda.

Ha aggiunto: “Smetto di attaccare il governo se loro smettono di intercettare i cittadini con strumenti informatici che il governo non doveva utilizzare, caro Mantovano”.

AGGIORNAMENTO DELLE 19,20

RENZI E MELONI

“Per mandare a casa la premier Giorgia Meloni, i voti del Pd, M5s e di Avs non bastano – ha spiegato Renzi – al massimo arrivano al 40%”. E quindi, “senza Casa riformista, il Quirinale diventa una Casa populista. Tra due anni ci troviamo Meloni al Colle con i pieni poteri”.

Intanto a Roma, ospiti di Fanpage, si sono alternati sul palco la segretaria del Pd Elly Schlein e i leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (il presidente del M5s, Giuseppe Conte, era assente giustificato per un’indisposizione). Il refrain è stato per tutti lo stesso. Per le politiche, quando ci sarà da sfidare Giorgia Meloni per la guida del governo, l’unità delle opposizioni è un presupposto indispensabile ma non una condizione sufficiente. Ma a mettere d’accordo i tre leader c’è l’attacco alla premier, che “usa la clava contro”, chi manifesta, “senza che il governo abbia mai condannato i crimini di Netanyahu”.

E nessuno ci sta a farsi dare addosso per i violenti: “Ho visto una manifestazione che all’unanimità ha cacciato gli incappucciati neri – ha detto Bonelli – che vanno condannati senza se e senza ma”. Per il 2027, lo schema di gioco ormai è chiaro: presentarsi con una coalizione ampia. Se fosse per Schlein la più ampia possibile. Per adesso ne fanno parte Pd, M5s e Avs. Azione dice di no, ma si vedrà. Italia viva è sulla porta d’ingresso. Anzi, ha già un piede dentro. E con Casa riformista ha intenzione di attirare a sé qualcun altro, magari in arrivo da Fi.

Renzi non lo può dire, ma non gli dispiacerebbe tentare anche qualche scontento del Pd o di Azione. Iv non si scioglierà, ha spiegato Renzi, “ma contribuirà a dar vita a Casa riformista”. Intanto sono tutti concentrati sui voti in Calabria, Toscana, Puglia, Campania e Veneto. Poi, a fine anno, ci sarà il tempo per cominciare a mettere insieme il piano d’azione.

“Dopo le regionali – ha spiegato Bonelli – abbiamo il dovere di individuare i punti programmatici che parlano al Paese. Dobbiamo dire in maniera chiara come vogliamo cambiare l’Italia”. Questo per il “cosa”. Per il “chi” ha parlato Fratoianni: “L’unità è condizione necessaria. Ma non è sufficiente – ha spiegato – Serve una proposta, un programma. Poi c’è una terza condizione, bisogna attraversare il Paese, dire alla società: puoi essere protagonista”. Intanto c’è da fare i conti con l’oggi. Col piano Trump di pace per Gaza, per esempio, e con le piazze pro-Palestina.

“Non se ne esce solo con le manifestazioni – ha detto Renzi – La politica è un’altra cosa, ed è trovare soluzioni. Come quella trovata da Blair con la Casa Bianca”. Una visione opposta a quella di Fratoianni: “Sono stato in tutte le manifestazioni perché lì si deve stare. O la politica non serve a niente”. Anche per Schlein “bisogna continuare a fare rumore per porre fine al genocidio, per ottenere una pace giusta”.

La segretaria ha poi ribadito le perplessità sul Piano Trump. “Al netto dei singoli punti” che non convincono il Pd, ha poi aggiunto, “si faccia ogni sforzo per portare a fine il negoziato”. Più duri Fratoianni e Bonelli: quello americano è un piano neocolonialista. La coalizione si fa col programma. E il programma con le proposte. Che pian piano affluiscono. Renzi ha messo sul piatto la Star tax: più sei giovane meno tasse paghi. Bonelli ha ricordato la patrimoniale sulle grandi ricchezze, tema caro al collega Fratoianni.

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