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Firenze, cinema scomparsi: da sale abbandonate a motore di rigenerazione urbana

Il cineclub Spazio Uno, distrutto dalla proprietà

Da sale cinematografiche abbandonate a motore di rigenerazione urbana: quando la cultura riaccende la città. Se ne è parlato oggi, 6 novembre 2025, al Festival dei Popoli in un talk promosso da CNA Cinema e Audiovisivo, “I terzi luoghi e la rigenerazione urbana degli spazi cinematografici: una visione per Firenze”.

Il Goldoni in via de’ Serragli, il Supercinema in via dei Cimatori, il Ciak in via Faenza, l’Universale in via Pisana, l’Eolo in Borgo San Frediano, fino al Fulgor in via Maso da Finiguerra e, più recentemente, lo Spazio Uno in via del Sole. Sono solo alcuni dei cinema fiorentini che, negli ultimi decenni, hanno via via calato il sipario, lasciando dietro di sé un vuoto culturale e sociale. Va precisato che lo Spazio Uno, uno degli ultimi cineclub, non ha chiuso perché andasse male, ma perché la proprietà, invece di rinnovare il contratto, ha destinato l’immobile a residence (manco a dirlo), mentre ancora i gestori, lasciati all’oscuro, fino a cose fatte, della demolizione della sala che credevano di riaprire con la nuova stagione, cercavano i fondi per acquistarlo.

Il fenomeno riguarda non solo il capoluogo toscano, ma molte altre grandi città italiane, da Roma a Milano, da Bologna a Torino, tutte alle prese con una lenta e inesorabile smobilitazione degli spazi dedicati alla visione collettiva del cinema e, di conseguenza, con la perdita di luoghi di aggregazione culturale, in particolare nel centro storico.

La perdita delle sale cinematografiche non è soltanto un fatto economico o logistico: è una questione culturale e sociale – spiega Samuele Rossi -. La chiusura di un cinema priva infatti la città di un punto di riferimento per la comunità, riduce le occasioni di dialogo e di partecipazione e contribuisce a una progressiva desertificazione culturale, che rischia di trasformare i centri storici in scenografie turistiche prive di vita autentica. Il caso dei cinema fiorentini è quindi emblematico di un processo più ampio che interroga il futuro del cinema come esperienza collettiva e la capacità delle città di preservare spazi dedicati alla cultura e alla socialità”.

La riflessione riguarda non solo le sale cinematografiche, ma anche tutti i luoghi capaci di diventare motori di rigenerazione urbana in termini culturali e di riportare Firenze ad essere vissuta dai cittadini, stimolando così un ritorno a una vita sociale interna alla città, slegata dal turismo.

Per CNA Cinema e Audiovisivo, le cause della riduzione della sale sono molteplici e stratificate.

Da un lato, le trasformazioni urbanistiche e i processi di gentrificazione hanno modificato in profondità il volto dei centri cittadini: gli affitti in costante aumento, la pressione turistica e la riconversione degli spazi verso attività più redditizie (come esercizi commerciali o strutture ricettive) hanno reso sempre più difficile la gestione delle sale di medie e piccole dimensioni. In aggiunta, per molti cinema ospitati in edifici storici, l’impossibilità di sostenere i costi di adeguamento alle normative di sicurezza o alle nuove tecnologie della proiezione digitale. In altri, semplicemente, la speculazione immobiliare ha preso il sopravvento.

Dall’altro lato, il cambiamento delle abitudini culturali ha inciso in maniera decisiva: l’avvento delle piattaforme di streaming, la diffusione dei dispositivi personali e l’offerta crescente di contenuti on demand hanno trasformato il rapporto del pubblico con il cinema, spostandolo dal rito collettivo della sala alla fruizione individuale privata.

Infine, la trasformazione del modello economico e gestionale del settore. La nascita dei multisala nelle aree periferiche o nei centri commerciali ha concentrato l’offerta in spazi più grandi, funzionali e standardizzati, ma lontani dal tessuto vivo dei quartieri. Questi nuovi poli di intrattenimento hanno finito per svuotare i piccoli cinema di prossimità, che per decenni avevano rappresentato non solo luoghi di proiezione, ma autentici presìdi culturali, capaci di proporre programmazioni d’autore, rassegne tematiche e incontri con registi.

“Riflettere su queste chiusure – conclude Rossi – significa interrogarsi su come restituire al cinema, e più in generale, alla cultura, un ruolo centrale nel vivere urbano contemporaneo. Si tratta di un dibattito centrale in molte grandi città europee. In Francia, ad esempio, ha portato alla nascita dei cosiddetti ‘terzi luoghi’, spazi sociali e culturali che si collocano tra la casa e il lavoro, diventando motori di innovazione sociale e di rigenerazione locale, dove la comunità cittadina è al centro di ogni processo”. L’incontro di CNA ha analizzato anche questa esperienza, valutando se sia replicabile nel contesto fiorentino.

“A tal proposito, CNA Cinema e Audiovisivo metterà a disposizione le proprie competenze ed esperienze, così da stimolare un dialogo continuo e costruttivo – fa sapere Lorenzo Cei -. L’obiettivo è avviare un percorso di ascolto fatto di momenti di confronto tra le migliori risorse del territorio, capace di generare riflessioni condivise e proposte concrete. Un dialogo che accompagni il percorso di crescita e di trasformazione di Firenze, ponendo al centro la sua vita aggregativa, culturale e sociale. L’evento di oggi rappresenta l’inizio di questo cammino”.

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