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Teatro della Pergola: Umberto Orsini prodigioso fra realtà e teatro in «Prima del Temporale»

Umberto Orsini (diffusione foto uff. stampa)

FIRENZE – Una lunghissima standing ovation ha salutato il debutto, martedì 18 novembre al Teatro della Pergola, di Prima del Temporale, spettacolo in cui Umberto Orsini, autore del testo insieme a Massimo Popolizio, mette in scena se stesso, immaginandosi di arrivare in camerino con molto anticipo prima dell’ultima recita di una lunga tournée col Temporale di Strindberg. Una pièce, questa, in cui quasi tutto è già accaduto ed è tramite la narrazione dei personaggi che si viene a conoscenza dei fatti del passato, mentre sullo sfondo c’è l’attesa di un temporale che minaccia di scaricarsi con violenza, ma non arriva.

Mentre quello che si intuisce essere il protagonista aspetta l’ora di andare in scena, il camerino si fa spazio mentale e all’attore scorrono davanti i ricordi di una vita, ma senza l’angoscia che caratterizza il personaggio di Strindberg che si immagina andrà a interpretare. Popolizio e Orsini progettavano davvero di mettere in scena il testo di Strindberg con nove attori, quando le misure anti-covid bloccarono il progetto, che prese un’altra via, quella di un originalissimo spettacolo autobiografico che scorre con leggerezza e la giusta dose di autoironia, che diverte ed emoziona.

In dialogo con la sarta della compagnia (la giovane e brillante Diamara Ferrero) e il pompiere addetto alla sicurezza Flavio Francucci) oppure in monologhi supportati da azzeccate proiezioni di foto e video, Umberto Orsini, 91 anni portati con prodigioso vigore, ci tiene per un’ora e venti in un luogo dove memoria e finzione si sovrappongono e si fondono, la vita è teatro e il teatro è vita.

Riappaiono il viaggio da Novara a Roma per fare il provino all’Accademia drammatica con 20.000 lire prese a prestito e una valigia di vestiti presi a credito, i compagni d’Accademia allora giovanissimi come lui e poi grandi attori, i grandi registi, gli spettacoli che hanno scandito la sua carriera di gigante della scena teatrale, ma anche, spiritosamente rievocati, i fotoromanzi. Nomi mitici del mondo dello spettacolo si materializzano come presenze familiari, affiora qualche punta di commozione, ma la regia sicura e raffinata di Popolizio punta a far prevalere la leggerezza.

Fra le rievocazioni delle interpretazioni passate, il momento clou è col monologo dei Fratelli Karamazov: Orsini era Ivan nello sceneggiato del 1969 e si interroga su come lo reciterebbe adesso: lo fa, proiettando da un pc sul tavolo del camerino la sua immagine attuale mentre sulle pareti laterali c’è l’Ivan Karamazov del 1969, senza audio; dal labiale e dall’espressione si deduce la maturazione del personaggio (in uno spettacolo benissimo costruito con Luca Micheletti, d’altronde, Orsini ha non molto tempo fa immaginato una sorta di sequel, dove pure ha dato una prova d’attore sorprendente), che ha strappato un applauso a scena aperta.

Uno spettacolo coinvolgente, che non cade nell’autocelebrazione e che vale assolutamente la pena di vedere e ascoltare.

Repliche mercoledì 19 e giovedì 20 novembre alle 19, venerdì 21 e sabato 22 alle 21 e domenica 23 alle 16. Biglietti da 19 a 37 euro acquistabili anche direttamente sul sito del Teatro o per telefono allo 055.0763333

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