Cinema: addio ad Aldo Tassone, trait d’union fra cinema italiano e quello francese

FIRENZE – Se n’è andato in silenzio, dopo una lunga malattia, ma con la testa ancora piena di progetti e un sorriso per gli amici, il critico e storico del cinema Aldo Tassone. Il suo nome resterà legato per sempre a quello di Federico Fellini di cui è stato cantore, osservatore e complice per un lunghissimo tratto di vita fin da quando, giovanissimo studente universitario sbarcato in Italia dall’Argentina, “persi la testa – così narrava – alla prima proiezione de ‘La dolce vita’ e scoprii in lui un pittore unico nel firmamento del cinema”.
Incoraggiato da Ennio Flaiano, riuscì a incontrarlo sul set di “Satyricon” (1969) e lo conquistò con la sua parlata elegante, l’acutezza dello sguardo, la passione per il cinema quando diventa arte moderna. Da quel momento Aldò (con l’accento finale come lo chiamavano gli amici con affettuosa ironia) non mancò mai ad un set del suo maestro.
Benché ne avesse scritto a più riprese sia in Italia che in Francia, Tassone aspettò il 2020 per riunire in un solo, mastodontico volume, la sua visione del Grande Riminese: il libro “Fellini 23 ½” (edito dalla Cineteca di Bologna) che definisce “il Grande Trasfiguratore” per l’inimitabile capacità di mostrare il mondo secondo un’ottica che cattura e insieme trascende la realtà.
In una carriera fitta di passioni coltivate da esperto (ad Akira Kurosawa ha dedicato pagine di valore assoluto, a Michelangelo Antonioni uno sguardo personale, quasi da straniero in Italia), Aldo Tassone verrà ricordato anche per aver ricostruito un legame quasi ombelicale tra la cultura italiana e francese attraverso il cinema.
Insieme all’amata moglie Françoise Pieri accettò nel 1986 di inaugurare a Firenze “France Cinema”, il primo festival del cinema transalpino in Italia su invito dello storico dell’arte Daniel Arasse, allora direttore dell’istituto culturale. In 23 edizioni di altissimo valore, ogni volta dedicate a un maestro (in primis François Truffaut per cui fondò anche l’associazione culturale omonima) che rispecchiava le sue passioni senza tempo, nonostante un legame profondo e mai smentito con la Nouvelle Vague, in special modo Louis Malle e Alain Resnais.
Ma al cinema Tassone ha dedicato un’inesausta attività editoriale, con saggi sia in italiano che in francese e moltissimi articoli sul quotidiano La Repubblica. Da qualche anno aveva lasciato l’Italia per tornare a Parigi, la sua patria d’elezione, ma aveva tenuto vivi i legami con l’Italia. Al festival cilentano di Villammare aveva lasciato in eredità lo scorso anno la sua sterminata biblioteca che oggi resta patrimonio di tutti con il suo nome. Chi ne ha conosciuto l’umanità generosa e la vitalità inesausta oggi lo ricorda come un intellettuale di profonda e vasta cultura. Chi vuole capire di più cosa sia l’arte del cinema, da Ejzenstein ad Antonioni, da Kurosawa a Fellini, da Truffaut a Ophuls, scoprirà negli scritti di Aldo Tassone un maestro che sapeva vedere oltre l’immagine.
