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Maggio Musicale: «Tosca» di Giacomo Puccini va in scena domenica

Foto dall’allestimento del 2024 di Tosca

FIRENZE – Torna in scena da domenica 11 gennaio alle 17 nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Tosca, capolavoro di Giacomo Puccini, nell’allestimento che debuttò al Festival del Maggio del 2024, ma con un cast rinnovato: alla guida dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il maestro Michele Gamba; in scena, nelle parti principali, Chiara Isotton e Marta Mari (recite del 15 e 17 gennaio) interpretano Floria Tosca; Vincenzo Costanzo e Bror Magnus Tødenes (recite del 15 e 17 gennaio) vestono i panni di Mario Cavaradossi e Alexey Markov e Claudio Sgura (recite del 15 e 17 gennaio) interpretano Scarpia. La regia è firmata da Massimo Popolizio. Altre cinque le recite in programma: il 13, il 15, il 16 gennaio alle ore 20, il 17 gennaio alle ore 17 e il 18 gennaio alle ore 15.30.

Chiara Isotton, al suo debutto sulle scene del Maggio, ha già una solidissima carriera; ha interpretato Floria Tosca più volte, negli ultimi anni, su alcuni dei più prestigiosi palcoscenici nazionali e internazionali, fra cui il Teatro alla Scala, il Teatro la Fenice, l’Opera di Francoforte, l’Opera di Tokyo e il Metropolitan di New York (tornerà anche per Un ballo in maschera, in cartellone il prossimo maggio nell’ambito della 88esima edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino).

Andata in scena per 17 volte ne corso delle stagioni del Maggio, Tosca è titolo fra i più celebri e rappresentati. Il soggetto dell’opera – che Puccini inizio a comporre nella primavera del 1896, a pochi mesi dal debutto de La bohème – è basato sul dramma La Tosca di Victorien Sardou, che il compositore ebbe modo di vedere a Milano nel 1889, interpretato dalla grande Sarah Bernhardt. Puccini si appassionò al soggetto, ingegnandosi per trasformarlo in opera e, dopo averne discusso con Giulio Ricordi e aver ottenuto l’autorizzazione da Sardou, si mise a lavoro, affidando il libretto a Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, che avevano firmato quello della Bohème. L’opera debuttò il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma, entrando subito nel repertorio dei maggiori teatri lirici del mondo.

Parlando della sua interpretazione dell’opera, nell’intervista per il libretto di sala il maestro Michele Gamba ha sottolineato gli aspetti che più di tutti caratterizzano il capolavoro pucciniano: “In un’opera come Tosca, così eseguita e amata, ritroviamo sempre qualcosa che avevamo trascurato o dato per scontato: i colori impressionisti dei flauti in Recondita armonia o il contesto armonico gregoriano delle scene a Sant’Andrea della Valle. In un affresco musicale così perfetto e complesso non esiste un unico ‘punto di fuga’ che richiama l’attenzione dell’ascoltatore, ma una molteplicità di dettagli che si fondono in un ascolto che non può mai rimanere passivo o compiaciuto. Puccini è un compositore pienamente novecentesco: le rielaborazioni, i ripensamenti sono frutto di attente considerazioni correlate all’efficacia drammaturgica e tematica. È importante ripercorrere le fasi creative del compositore che hanno portato al risultato finale, ma credo che per Puccini le versioni definitive giunte a noi fossero quelle che lo soddisfacevano in pieno. Proprio la vicinanza storica della produzione pucciniana ci consente di guardare alla tradizione e alla consuetudine esecutiva con maggiore aderenza al dettame stilistico e di gusto: le testimonianze discografiche di Toscanini e gli appunti di Ricci sono ovviamente una fonte di primaria importanza, insieme ad altre tramandateci dagli interpreti vocali stessi. Inoltre in Tosca l’aspetto teatrale e quello musicale si fondono in una matrice compositiva pienamente matura. Se in Bohème abbiamo sentito i colori della caligine parigina e in Turandot sentiremo lo squarcio di una scrittura che si è aperta alle avanguardie europee degli anni ’20, è in Tosca che – secondo me – il compositore si esprime con la consapevolezza di un aver sviluppato appieno un linguaggio proprio e inconfondibile”.

Parlando della sua interpretazione dell’opera, nell’intervista per il libretto di sala il maestro Michele Gamba ha sottolineato gli aspetti che più di tutti caratterizzano il capolavoro pucciniano: “In un’opera come Tosca, così eseguita e amata, ritroviamo sempre qualcosa che avevamo trascurato o dato per scontato: i colori impressionisti dei flauti in Recondita armonia o il contesto armonico gregoriano delle scene a Sant’Andrea della Valle. In un affresco musicale così perfetto e complesso non esiste un unico ‘punto di fuga’ che richiama l’attenzione dell’ascoltatore, ma una molteplicità di dettagli che si fondono in un ascolto che non può mai rimanere passivo o compiaciuto. Puccini è un compositore pienamente novecentesco: le rielaborazioni, i ripensamenti sono frutto di attente considerazioni correlate all’efficacia drammaturgica e tematica. È importante ripercorrere le fasi creative del compositore che hanno portato al risultato finale, ma credo che per Puccini le versioni definitive giunte a noi fossero quelle che lo soddisfacevano in pieno. Proprio la vicinanza storica della produzione pucciniana ci consente di guardare alla tradizione e alla consuetudine esecutiva con maggiore aderenza al dettame stilistico e di gusto: le testimonianze discografiche di Toscanini e gli appunti di Ricci sono ovviamente una fonte di primaria importanza, insieme ad altre tramandateci dagli interpreti vocali stessi. Inoltre in Tosca l’aspetto teatrale e quello musicale si fondono in una matrice compositiva pienamente matura. Se in Bohème abbiamo sentito i colori della caligine parigina e in Turandot sentiremo lo squarcio di una scrittura che si è aperta alle avanguardie europee degli anni ’20, è in Tosca che – secondo me – il compositore si esprime con la consapevolezza di un aver sviluppato appieno un linguaggio proprio e inconfondibile”.

Tosca Melodramma in tre atti. Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa dal dramma La Tosca di Victorien Sardou. Edizione: Edwin F. Kalmus&Co. Inc., Boca Raton, Florida Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Michele GambaOrchestra e Coro del Maggio Musicale FiorentinoCoro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale FiorentinoMaestro del Coro Lorenzo Fratini Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci

Regia Massimo Popolizio Scene Margherita Palli Costumi Silvia Aymonino Luci Pasquale Mari

Floria Tosca Chiara Isotton / Marta Mari(15, 17/01)

Mario Cavaradossi Vincenzo Costanzo / Bror Magnus Tødenes (15, 17/01)

Il barone Scarpia Alexey Markov

Cesare Angelotti Mattia Denti Il Sagrestano Matteo Torcaso Spoletta Oronzo D’Urso Sciarrone Huigang Liu Un carceriere Carlo Cigni Un pastore Angelique Becherucci (11, 16/01) / Dalia Spinelli (13, 17/01) / Spartaco Scaffei (15, 18/01)

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€ Galleria: 35€ Palchi: 45€ Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€ Platea 1 (Repliche): 110€ Platea 1 (Prima recita): 130€  in vendita anche sul sito del Maggio

Durata: Prima parte: 50 minuti | Intervallo: 30 minuti | Seconda parte: 45 minuti | Intervallo: 30 minuti | Terza parte: 30 minuti – Durata complessiva: 3 ore e 5 minuti circa

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