Omicidio Chiara Poggi, Garlasco: perizia, “lei trovò file porno di Stasi”. Dalla Cassazione stop a prove su pc e telefoni di Venditti

PAVIA – La nuova prova messa in campo dalla famiglia: Chiara Poggi avrebbe visionato “con certezza” la cartella ‘Militare’ dove Alberto Stasi catalogava “accuratamente”, secondo la Cassazione, i circa 7mila file e video pornografici sul suo pc. Sono gli esiti di una nuova consulenza tecnica di parte che gli avvocati della famiglia della 26enne, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno commissionato a inizio novembre ’25 all’ingegner Paolo Reale e agli informatici Nanni Bassetti e Fabio Falleti sul computer già al centro dei processi chiusi con la condanna a 16 anni per l’ex fidanzato.
Secondo la nuova analisi quando la sera del 12 agosto 2007 Stasi intorno alle 22 si allontana un quarto d’ora per mettere al riparo il cane da un imminente temporale in arrivo, Chiara Poggi non avrebbe aperto solo 4 cartelle con foto di cuccioli e inserito la chiavetta usb per scaricare le foto del viaggio a Londra del fidanzato, ma anche la cartella ‘Militare’, cliccato due volte sulla sottocartella denominata ‘nuova cartella’ e visionato almeno l’anteprima di un file denominato ‘senza nome.bmp’, un formato di Windows utilizzato per immagini digitali.
“E’ un dato che nel 2009 non poteva essere recuperato”, spiega Reale. “Non saremo mai in grado di ricostruire tutto quello che Chiara ha fatto – aggiunge il cugino della vittima – ma l’apertura della cartella è un passaggio che possiamo dare per certo”. E’ la risposta – processuale e mediatica – alle “false notizie diffuse in questi mesi” e ai dubbi, più o meno ragionevoli, sollevati nelle ultime settimane dai periti informatici del gup Stefano Vitelli, Roberto Porta e Daniele Occhetti. Già diffidati dalla famiglia Poggi dal rilasciare dichiarazioni diffamatorie sul fratello della vittima, Marco, e che a quasi 19 anni dal delitto sono tornati ad analizzare i dati forensi, in loro possesso per l’incarico ricevuto nel 2009, dopo averlo già fatto nel 2019 (Porta), bocciati dalla Corte d’appello di Brescia, sul tema delle celle telefoniche e di dove si trovasse la testimone Manuela Travain quando dichiarò ai pm di Vigevano di aver visto, anche lei, una bici nera da donna fuori dalla villetta di via Pascoli.
La nuova consulenza informatico-forense è stata estesa anche ad altri dispostivi oltre al pc di Stasi: c’è una valutazione sul telefono fisso della villetta di via Pascoli nel 2007 che esclude la possibilità di mantenere in memoria chiamate in ingresso che poi sarebbero state cancellate e un’analisi sul computer di Chiara Poggi, utilizzato anche dal fratello e dagli amici di lui, fra cui Andrea Sempio.
Secondo il pool di consulenti la cartella ‘AlbertoZip’, contenente i filmini intimi e amatoriali di Poggi e Stasi, non è mai stata aperta e quei file, di conseguenza, non sono stati visionati da nessuno a partire da alcune date che vengono indicate con precisione. Motivo per cui quei video della coppia non potrebbero rappresentare un eventuale movente erotico del commesso di Voghera, all’epoca 19enne, a più riprese sussurrato nelle scorse settimane.
Tizzoni anticipa che “probabilmente” la consulenza sarà depositata al fascicolo della Procura di Pavia con l’istanza di avanzare richiesta di incidente probatorio, come avvenuto per il dna. “Non perché questa sia un’attività irripetibile – aggiunge – ma perché un’eventuale perizia informatica a dibattimento potrebbe prevedere la sospensione del processo superiore a 60 giorni”. Allo stesso tempo i legali della parte civile tornano a criticare il lavoro dei pm Napoleone-Civardi. L’indagine su Sempio sarebbe solo “funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile” di Stasi e denunciano come mediaticamente si stia cercando “impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”.
Proprio la Suprema Corte ha picconato uno dei filoni nati dalla riapertura delle indagini su Garlasco: pc e telefoni dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, non potranno essere analizzati in relazione alla presunta corruzione con “20-30mila euro” ricevuti da Giuseppe Sempio, padre dell’indagato, di cui lo accusa la Procura di Brescia sulla base dell’ormai celebre ‘pizzino’ (un appunto) con la scritta ‘Venditti Gip Archivia X 20.-30. euro’ e alcuni movimenti di denaro nel 2017.
“Rigetto totale” per il ricorso del Procuratore Francesco Prete e delle pm Claudia Moregola e Chiara Bonfadini che, fra il 26 settembre e il 24 ottobre 2025, hanno sequestrato 3 volte gli stessi 3 telefoni, 2 pc, 2 Ipad, 2 hard disk e 2 chiavette usb, sempre scontrandosi contro il muro del tribunale del Riesame.
Regge davanti agli ermellini la difesa dell’avvocato Domenico Aiello basata sulla totale assenza di ‘parole chiave’ come ‘Garlasco’ o ‘consulenza Linarello’ e criteri di selezione del materiale investigativo che gli inquirenti intendevano acquisire e visionare a partire dal 2014, tre anni prima della presunta corruzione dei Sempio, e per i successivi 11 anni. Una modalità di ricerca che desta “perplessità”, hanno scritto i giudici della libertà Pagliuca-Cavalleri-Azzi nel provvedimento impugnato dalla Procura.
