Frane in Toscana: la situazione monitorata dall’Autorità di bacino. Gaia Checcucci: “Ottenuti fondi per Pienza”

FIRENZE – Le piogge forti e persistenti di questa fine gennaio 2026 hanno richiamato l’attenzione anche in Toscana sugli eventi franosi, specie laddove ci sono terreni sabbiosi, permeabili, sopra livelli argillosi meno permeabili. Una situazione conosciuta e monitorata, “in pratica momento per momento”, dall’Autorità di bacino del distretto dell’Appennino Settentrionale, guidata dal segretario generale, Gaia Checcucci, che ha fatto il punto, con i suoi tecnici, sulle zone della Toscana che convivono da sempre con la fragilità dei propri versanti.
In particolare a oggi, per i bacini del distretto della Toscana, si spiega dall’Autorità di bacino, “si contano 39.852 aree a pericolosità molto elevata P4 (le ‘aree rosse’) e 108.927 aree a pericolosità elevata P3. Si tratta rispettivamente del 5% e del 16% del territorio del distretto ricadente in Toscana, 10 kmq e 32 kmq”. Da marzo 2024, si spiega, l’Autorità di bacino “è l’unico, in Italia, ad avere adottato in via definitiva il Piano di assetto idrogeologico (Pai) unico per tutto il distretto”, costantemente aggiornato e integrato. Tra i casi particolari citati Pienza (Siena) e Volterra (Pisa): “Sono note da tempo le condizioni legate ad importanti dissesti franosi, di estensione rilevante – si spiega -, ma dai movimenti ad oggi molto lenti”.
Ancora, a Pienza “la presenza di argille alternate a livelli più sabbiosi – spiega Checcucci – porta a perdita di coesione e a scorrimenti lenti verso valle; per questo il fattore acqua è la variabile decisiva che può innescare o accelerare i movimenti di massa. È il motivo per cui i progetti più efficaci partono dalla regimazione e dal drenaggio delle acque sotterranee”.
La mappatura del Pai riporta ampie aree di elevata pericolosità P4 che interessano direttamente gli abitati e i versanti che li circondano. Ciò detta norme molto limitanti dal punto di vista edilizio ed urbanistico: non è possibile realizzare nuovi edifici né, ad esempio, piscine o altri interventi che non siano manutenzione e consolidamento dell’esistente. Ancora per Pienza l’Autorità di bacino, da due anni, ha attivato un percorso condiviso di prevenzione nell’ambito dell’ordinaria attività di coordinamento con Regione, Comune e Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana. E ha inserito Pienza, insieme ad altre situazioni toscane, nella propria proposta di finanziamento sui fondi di coesione 2021/2027 rivolta al ministero dell’Ambiente.
“L’esito è stato positivo – si spiega -: il Cipess ha già dato il via libera”: si tratta di due milioni di risorse con cui, aggiunge Checcucci, “riusciremo a proseguire il monitoraggio e approfondire costantemente la conoscenza già in atto da decenni sul versante che interessa il Duomo di Pienza, oltre che realizzare le opere che servono proprio per proteggere la meravigliosa Santa Maria Assunta”.
“Per Volterra – si spiega poi – il complesso quadro dei dissesti, che mostra evidenti segni di evoluzione nel tempo, ha imposto un approccio in prevenzione più flessibile, centrato sul costante monitoraggio dei versanti, volto ad individuare quale tra le varie ipotesi d’intervento sia quella operativamente attuabile. E’ importante sottolineare come, nel caso dei dissesti franosi, sia fondamentale agire in un quadro di conoscenze certe, pena il rischio di eseguire opere non solo poco efficaci, ma addirittura dannosi”.
