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Firenze, inchiesta concorsi Careggi: archiviazione per 27 indagati. “Il fatto non costituisce reato”

L’ospedale di Careggi

FIRENZE – Su richiesta della Procura, il gip di Firenze ha archiviato perché il fatto non costituisce reato” le posizioni di 27 indagati nell’inchiesta sui presunti concorsi universitari ‘pilotati’ alla Facoltà di Medicina di Careggi. Erano accusati, a vario titolo, per associazione per delinquere nonché alcuni episodi di abuso di ufficio, anche tentato, corruzione, e induzione a dare o promettere utilità.

Il procedimento si chiude così per Michele Battaglia, Roberto Bernabei, Patrizio Blandina, Claudio Borghi, Domenico Andrea Campanacci, Fabio Cianchi, Roberto Civinini, Sandra Furlanetto, Pierangelo Geppetti, Marco Innocenti, Massimo Innocenti, Lorenzo Livi, Giuditta Mannelli, Niccolò Marchionni, Roberto Maroldi, Fabio Marra, Ettore Mearini, Icro Meattini, Vincenzo Mirone, Gabriella Pagavino, Corrado Poggesi, Francesco Porpiglia, Graziano Ranocchia, Marco Santucci, Benedetta Tomberli, Franco Trabalzini, Andrea Ungar.

“Il reato di abuso di ufficio non è più penalmente rilevante perché non più previsto dalla legge come reato”, ha sottolineato il pm Antonio Nastasi nella richiesta di archiviazione che è stata accolta dal giudice. In particolare, per la professoressa Sandra Furlanetto indagata per corruzione, secondo la procura già in sede di indagini, il gip aveva negato la misura cautelare per mancanza di indizi di colpevolezza, ritenendo “che non vi fosse alcuna prova nemmeno indiziaria” di un accordo con l’ex rettore Luigi Dei in forza del quale lui avrebbe attribuito vantaggi alla docente in cambio della rinuncia al ricorso che l’aveva vista esclusa dal posto per professore ordinario. “Dalle intercettazioni – aveva scritto a suo tempo il gip – l’accordo non emerge in termini espressi, sebbene siano stati captati i colloqui anche tra presenti. Ma esso non risulta essere stato concluso nemmeno implicitamente. E anche dovesse essere ritenersi intercorso uno scambio di utilità tra Luigi Dei e Sandra Furlanetto, il primo non avrebbe perseguito alcun interesse di natura personale ma avrebbe perseguito solo gli interessi dell’ente da lui rappresentato”.

“Di per sé tale intendimento – ha scritto il gip nell’ordinanza – porta ad escludere la sussistenza della corruzione”. Inoltre in merito alla posizione di Niccolo Marchionni e Corrado Poggesi, secondo la procura per l’accusa di associazione per delinquere “non sono emersi indizi”. Infine, in un altro passaggio, anche l’accusa di induzione a dare o promettere utilità contestata a Niccolo Marchionni, Corrado Poggesi e Benedetta Tomberli è “priva di prova”.



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